«In caso di vittoria del no, il governo non deve dimettersi. Non è un voto sul governo Renzi». L’inaspettata difesa del premier arriva da Susanna Camussoche, smessi i panni della pasionaria sindacale, strizza l’occhio a Palazzo Chigi. Rispondendo alle domande dei giornalisti al suo arrivo a Enna, la segretaria generale della Cgil ci tiene a distinguere l’esito del referendum del 4 dicembre dalle sorti dell’esecutivo. Dov’è finito il numero uno in gonnella del sindacato rosso che portava in piazza migliaia di operai pronti a fare la guerra al governo dei capitalisti? Non sembra la stessa persona che a maggio ha scatenato la piazza contro il governo Renzi.

La Camusso difende Renzi

Sul lavoro – diceva la Camusso – il governo ha deciso di «continuare a percorrere tutti gli errori del passato. A parole afferma di non condividere le politiche di austerità europee. Ma neppure quando era alla guida del semestre Ue ha aperto una discussione sui trattati. Chiede margini di flessibilità, ma sempre restando dentro un impianto di tagli e di disinvestimento rispetto al lavoro». E giù attacchi frontali al presidente del Consiglio: «L’Europa chiede e il governo obbedisce: penso alla richiesta di superare i contratti nazionali, all’idea di peggiorare sempre la condizione pensionistica». Qualche mese fa per la Camusso il governo era una iattura da scongiurare, oggi invece gli chiede di tenere duro auspicando che Renzi non si dimetta in caso di sconfitta al referendum costituzionale. Solo sulla manovra economica la leader della Cgil ritrova un po’ di verve: «Manca il Piano per i giovani e mancano gli investimenti». Non una parola sul ponte sullo Stretto.

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