Spieghiamo ancora una volta cosa sia la personalità giuridica dello Stato. La personalità dello Stato è il potere d’imperio dello stesso, ovvero la sua sovranità sul territorio e sulla popolazione italiana

Spesso sia io che tanti altri abbiamo segnalato il fatto che la Costituzione italiana acconsente unicamente alle limitazioni di sovranità e giammai alle pur attuate cessioni. In sostanza una cosa è limitare un potere dello Stato un’altra è consegnare detto potere ad un terzo soggetto.

Tuttavia l’approccio al problema delle cessioni di sovranità può prescindere completamente dall’ambito del diritto costituzionale poiché riguarda, in primo luogo, il diritto penale ed in particolare quel gruppo di reati rubricati come “delitti contro la personalità dello Stato”. Trattasi dei reati contemplati nel titolo I del libro II del codice penale. Ebbene spiace davvero dover constatare che tale parte del codice deve evidentemente mancare integralmente da quelli in uso alla Procura della Repubblica di Roma che attualmente, malgrado le numerosissime denunce ricevute, non vede, non sente e non parla.

Spieghiamo ancora una volta cosa sia la personalità giuridica dello Stato. La personalità dello Stato è il potere d’imperio dello stesso, ovvero la sua sovranità sul territorio e sulla popolazione italiana. Qualsiasi atto che strappi tale potere dal legittimo titolare lede proprio quel particolare bene giuridico che è la personalità dello Stato. Se si perde il potere d’imperio si perde l’autonomia e l’indipendenza di una nazione che così procedendo semplicemente cessa di esistere. I reati contro la personalità dello Stato sono stati oggetto di una scandalosa riforma nel 2006. A fine legislatura per ragioni che solo oggi si comprendono appieno furono modificate, in fretta e furia, proprio alcune fattispecie penali di questa rubrica, fattispecie che non avevano mai trovato applicazione nella storia della nostra Repubblica. La modifica era diretta a far si che la lesione del bene “personalità giuridica dello Stato” risultasse punibile solo se commessa con la violenza. Si narrò che le posizioni indipendentiste della Lega Nord erano perseguibili ai sensi di queste norme e che dunque la riforma fosse necessaria. In realtà la classe politica si fece letteralmente fregare dalla finanza che spuntava le armi poste a difesa della nostra nazione prima di portare l’attacco definitivo alla sua sovranità.

Tuttavia la riforma non spaventa e certamente non preoccupa essendo chiaro che le cessioni di sovranità commesse, quelle invocate e quelle che si progettano per il futuro, sono e restano reato anche sulla base dell’attuale formulazione delle fattispecie incriminatrici. Chi ha modificato le norme nel 2006 merita dunque un bel quattro. Non era sufficientemente preparato per svolgere il proprio compito.

Oggi la realtà è che uomini come Monti, Renzi, Draghi, Prodi, Padoan, Napolitano, Boldrini, D’Alema, Ciampi e tanti altri sono liberi unicamente per le omissioni (di atti d’ufficio) della Procura della Repubblica di Roma che come detto non vede non sente e non parla, malgrado le denunce ci siano.

Vediamo perché ciò che dico è tecnicamente incontestabile e mi consente di usare toni così forti. Focalizziamo l’attenzione su due fattispecie incriminatrici in particolare, ovvero i delitti di cui agli artt. 241 e 243 c.p. Tralasciamo le altre norme, non perché non siano applicabili (rammentiamo ad esempio il 264 c.p. invocato anche dal Presidente della V Sez. del Consiglio di Stato, Luciano Barra Caracciolo), ma perché queste due bastano ed avanzano a prendere i signori di cui sopra ed infilarli nelle patrie galere buttando via la chiave.

L’art. 241 c.p. recita: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti violenti diretti ed idonei a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza o l’unità dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni. La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri inerenti l’esercizio di funzioni pubbliche”. Sono punite sia le cessioni di sovranità che la menomazione dell’idipendenza nazionale.Visto che l’UE gestisce la nostra sovranità economica mentre BCE indipendentemente detiene la sovranità monetaria, è chiarissimo che si sono concretizzati gli elementi materiali per la commissione di questo reato. L’indipendenza nazionale non c’è più (lo vediamo ogni giorno) e la classe politica invoca in massa l’adesione dell’Italia ad un nuovo Stato che la sostituirà integralmente. Invocano un atto squisitamente eversivo a prescindere dal fatto che sperino o meno che il nuovo Stato possa portare un miglioramento nelle nostre vite.

La prova della violenza necessaria ad integrare la fattispecie invece merita una piccola spiegazione resa assai semplice dall’arroganza (e dalla stupidità) di uno degli autori più noti dei reati di cui si dibatte. Mi riferisco ovviamente del sempre verde Mario Monti. La violenza, come noto in giurisprudenza, non è solo quella fisica ma anche quella psicologica. La coercizione è violenza.

Ed ecco Monti che, al fine di garantirsi di poter subire un giudizio immediato, espressamente elogia la coercizione dei popoli per ottenere cessioni di sovranità:

loading...