Mentre Stati Uniti e Cina provano a riannodare i fili del dialogo, con diversi temi all’ordine del giorno (sicurezza e scambi commerciali in primis), la Corea del Nord torna a minacciare il mondo.

Proprio mentre il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, incontra a Pechino il presidente cinese Xi Jinping, da Pyongyang arriva un sinistro messaggio: “Oggi per l’industria missilistica è una nuova nascita”, annuncia spavaldo Kim Jong-un.

“Presto il mondo intero sarà testimone del significato di questa grande vittoria che celebriamo”. Di cosa si tratta? La Corea del nord ha testato un nuovo tipo di motore per i propri missili.

“Aiuterà a consolidare le fondamenta scientifiche e tecnologiche per raggiungere i massimi livelli di messa in orbita satellitare nello sviluppo dell’aerospazio”.

Tillerson è impegnato in un vero e proprio tour de force (Pechino, Tokyo e Seul), nello sforzo di frenare, insieme agli altri Paesi, gli entusiasmi muscolari-nucleari di Pyongyang.

Proprio da Seul il segretario di Stato ha ribadito che “tutte le opzioni sono aperte”. Insomma, se serve gli Usa sono pronti a entrare in guerra nel caso in cui Pyongyang dovesse alzare il tiro e continuare a minacciare, in modo sempre più forte, la sicurezza degli alleati e le basi Usa nell’area.

Ma il nuovo test effettuato dalla Corea del Nord può davvero preoccupare? Il luogo dove è avvenuto, a Tongchang-ri, si trova nel nordovest del Paese, la stessa base utilizzata per i lanci di vettori a lungo raggio.

Segno che le intenzioni sono serie. Le immagini satellitari analizzate da Washington, del resto, avevano già evidenziato il posizionamento, in quella zona, di strutture e mezzi necessari allo scopo.

Kim Jong un se ne infischia dei divieti posti dalle Nazioni Unite e, solo nel 2016, ha effettuato oltre venti test missilistici, due dei quali nucleari.

A inizio anno, tra l’altro, nel suo discorso alla nazione, il leader nordcoreano ha detto che l’obiettivo è quello di arrivare a testare un missile in grado di montare una testata nucleare e arrivare fino alle coste degli Stati Uniti.

L’America, ovviamente, farò di tutto per impedire questa minaccia. E non solo lei.

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