A Genova, i poliziotti sono costretti a una dieta forzata a mensa: porzioni minime e pasti sgradevoli perché serviti freddi o scotti.

E chi arriva tardi non mangia. A insorgere contro i tagli indiscriminati è il sindacato Siap che punta il dito contro la ditta che ha in appalto il servizio: “Minaccia i dipendenti di trasferimento se non accettano la riduzione dell’orario”, sottolinea il segretario provinciale Roberto Traverso.

Come racconta Repubblica, già un anno e mezzo fa il sindacato aveva segnalato al ministero dell’Interno i tagli al menù.

“Ora la situazione è diventata insostenibile, alcuni colleghi mi hanno detto che si porteranno da casa un panino”. Sono duemila gli agenti che ogni giorno vanno a mangiare nelle sei “Mense di Stato”: a Sturla e Cornigliano, nella caserma del Reparto Mobile di Bolzaneto, al Lagaccio (Polfer), in via Saluzzo alla Foce e Sampierdarena (dove ci sono le sedi della Stradale).

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Secondo la denuncia del sindacato, nelle cucin,e “le grammature non vengono rispettate, quindi la classica fettina di carne si riduce a un sottile quadratino di pochi centimetri. Il pesce è tutto lische, mentre la pasta, che dovrebbe essere un piatto essenziale, che fa bene e riempie, spesso non è condita a dovere. Di un bianco smorto… Non sto parlando di sugo con astice, ma di semplice pomodoro! Eppure cosa costerebbe aumentare le dosi di trenta grammi visto che la pasta non è certo un piatto per ricchi?”.

E se un poliziotto, impegnato in un servizio che si prolunga oltre l’orario, prova a sedersi al tavolo quando finisce, trova poco o niente da mangiare: “Quando le razioni sono finite ci si deve accontentare di due fette di mozzarella e una scatoletta di tonno: 80 grammi che non bastano neppure per un ragazzino!”.

“Quando si parla del panino da casa, vuol dire che il servizio è insufficiente – conclude il segretario provinciale del Siap, Roberto Traverso – e che la pazienza è finita. Non si può garantire un pasto con una mozzarella e due pezzetti di tonno e costringerci a un digiuno forzato. Non mi resta che dire che siamo alla frutta, ma delle volte neppure la troviamo”.

Fonte: qui

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