L’annunciata abolizione, se non totale, almeno parziale della normativa bancaria americana voluta da Obama a seguito della crisi dei subprima del 2008 non va visto come un ritorno alla “finanza allegra”, ma come parte di una mossa a più ampio respiro volta a smantellare l’euro ed il mostro che l’ha generato, ovvero la Ue.

La settimana scorsa abbiamo riportato la dichiarazione del futuro ambasciatore americano presso la Ue, secondo la quale, al IV reich ed al rapporto di cambi fissi chiamato euro rimangono al massimo 18 mesi, poi sono arrivate le bordate contro la Germania rea di usare l’euro artificialmente tenuto basso rispetto al suo reale valore per esportare in modo predatorio negli USA, ed ora arriva l’ultima stoccata, con l’annunciata abolizione della Dodd-Franks, che consentirà alle banche a stelle strisce di remunerare in modo maggiore il proprio capitale e quindi i propri azionisti, rispetto agli omologhi  investimenti nelle decrepite e pericolanti banche europee (non dimentichiamoci che il sistema bancario tedesco è messo decisamente peggio di quello italiano).

Concorrenza sleale? No: gli istituti di credito americani si sono attrezzati prima e meglio di quelli europei in quanto a dotazione di capitale e riserve ed ora godono di una salute decisamente migliore.

Tuttavia l’operazione di Trump avrà conseguenze pesanti per i burattini di Bruxelles guidati dal quarto reich tedesco (ormai possiamo dirlo apertamente, visto che in Germania i quotidiani parlano apertamente della necessità storica per la Germania di imporre il proprio modello a tutta l’Europa, esattamente quello che voleva fare il terzo reich hitleriano).

Difatti, se le banche americane saranno in grado di remunerare meglio i propri azionisti, correntisti ed investitori, assisteremo ad una bella fuga di capitali dall’Europa con destinazione USA, indebolendo ulteriormente il già fragile sistema bancario e costringendo il regime della Ue a mosse disperate, come la confisca di parte del patrimonio dei risparmiatori per rafforzare le banche (il famoso bail in ) o interventi statali coperti da una bella patrimoniale, come da tempo si vocifera per l’Italia.

L’unica sensata risposta alle politiche finanziarie dell’amministrazione Trump sarebbe stata quella di contrastarle rendendo più remunerativi i depositi in euro presso banche della zona euro alzando il tasso d’interesse, e avrebbe dovuto farlo la Bce. Ma la Bce non può farlo. Se Draghi decidesse di alzare il tasso d’interesse dallo zero attuale a – diciamo – un pur modesto 2% provocherebbe l’istantanea bancarotta di Italia, Portogallo, Grecia e Spagna, perchè tutte queste nazioni con la finanza pubblica pericolante espressa in euro dovrebbero a loro volta immediatamente alzare il tasso d’interesse dei loro titoli di stato almeno del 2% per essere concorrenziali ai depositi bancari in contanti.

E si badi bene che non stiamo parlando di “spread” ma di tasso d’interesse dei titoli di stato, e sarebbero interessi assolutamente impagabili per le sopra citate nazioni. Quella decisione della Bce innescherebbe una colossale vendita di titoli che non troverebbero mercato se non a prezzi da saldo, e la catastrofe avrebbe preso forma nello spazio di ore, non di giorni.

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Quindi, la Bce deve restare immobile ad assistere al deflusso di capitali verso il dollaro. L’unica cosa che è concessa a Draghi – e a chiunque prendesse il suo posto – rimane quella di lamentarsi, e infatti lo sta facendo, ma sono ragli d’asino nella notte buia che aspetta l’euro.

E allora, rimane solo guardare l’onda dello stunami finanziario americano in arrivo? Niente affatto. Una via maestra per la salvezza e il rilancio dell’Italia, se non dell’Europa, c’è.

Ora è il momento, soprattutto per il nostro Paese, di avviare le manovre di sganciamento dalla Ue, magari sotto l’ala protettiva dell’amministrazione Trump che vedrebbe la cosa di buon occhio, e contemporaneamente dall’euro.

In caso di uscita dell’Italia dall’euro e dalla Ue, si potrebbe tornare alla piena sovranità monetaria e lo stato potrebbe avviare politiche di stimolo economico, non ultima la rinascita dell’IRI che, al di là di una propaganda di comodo, consentì lo sviluppo di eccellenze industriali come il comparto agroalimentare e quello militare (tutte aziende che un certo Prodi ha “svenduto” ai colossi internazionali, francesi in primis).

Non solo: con la valuta sovrana l’Italia mette al sicuro i risparmi degli italiani, le pensioni, e i conti pubblici ad iniziare dal debito pubblico, rinominato nella nostra nuova valuta e come tale inattaccabile, dato che solo una frazione – ben inferiore al 40% – è in posssesso di istituzioni finanziarie straniere e verrebbe convertita a cambio fisso. Gli italiani hanno sempre comprato titoli di stato italiani, e tornerebbero al farlo, se rendessero. E in ogni caso, la Banca d’Italia può intervenire rilevandoli, come fanno molte altre banche centrali nel mondo, ad esempio quella giapponese.

Contemporaneamente, la Banca d’Italia potrebbe intervenire a supporto delle imprese per sviluppare la competitività e supportarle a livello internazionale, magari nazionalizzando le banche più zoppicanti e ponendo così fine al disastro provocato dal governo Monti.

Sì, perché è opportuno non dimenticare che le difficoltà delle nostre banche sono legate alle folli politiche economiche messe in atto dall’ex rettore della Bocconi per tutelare le banche tedesche, preoccupate per l’acuirsi dello squilibrio della bilancia commerciale tra Italia e Germania, e volte a distruggere la domanda interna attraverso la macelleria sociale e l’aumento spropositato delle tasse.

La più mortale delle sue operazioni è stata la folle tassazione sugli immobili, che ha letteralmente devastato il settore edile, facendo di conseguenza esplodere le sofferenze bancarie.

E allora, lo ripetiamo: via dall’euro e dalla Ue. Questa sarebbe la soluzione più razionale, dato che anche Mediobanca ha ormai certificato che a noi conviene uscire dall’euro anziché restar dentro, ma sentendo le dichiarazioni dei nostri politici di governo e alcuni di finta opposizione come Berlusconi, potete star certi che vorranno restare fedeli alla Germania fino a pagarne il prezzo più alto, perché gli oligarchi crucchi, come sempre, si saranno messi il fondo schiena al riparo.

Certo che andrà così, ma solo fino al giorno in cui andremo a votare. Quel giorno, avremo un’arma micidiale per abbatterli tutti in un colpo solo: la matita, da usare bene sulla scheda elettorale.

Luca Campolongo

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