I conti non tornano, ma il governo va avanti a testa bassa. Malgrado le integrazioni inviate da Pier Carlo Padoan, l’Ufficio parlamentare di bilancio ha mantenuto inalterate le sue perplessità sulle stime macroeconomiche contenute nella Nota di aggiornamento del Def, ritenute eccessivamente ottimistiche. Nel confermare la sua bocciatura, l’authority indipendente ha ricordato che, a differenza della manovra vera e propria, che dovrà essere necessariamente bollinata, in questo caso il governo non è obbligato ad adeguarsi.

Ma la legge prevede che «illustri i motivi per i quali ritiene di confermare le proprie valutazioni». Ed ecco la spiegazione di Padoan. Il divario, ha detto il ministro durante l’audizione di fronte alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, è «contenuto» e «non significativo anche a livello statistico».

E a ben guardare, ha aggiunto, si tratta solo di una divergenza «sui tempi del dispiegarsi degli effetti della manovra». La convinzione del governo, in soldoni, è che la legge di bilancio spingerà l’economia fino a quell’1% di pil nel 2017 finora considerato irraggiungibile dalla maggior parte dei tecnici.

Solo uno 0,3% di crescita aggiuntiva («stima prudenziale»), secondo Padoan, arriverà dalla sterilizzazione dell’aumento dell’Iva per 15 miliardi. Complessivamente la manovra ammonterà a 22,5 miliardi, a cui si aggiungono 2 miliardi di politiche vigenti, per un totale di 24,5.

Allo «sviluppo», ovvero alla messa in sicurezza delle scuole, alle opere pubbliche, ad ecobonus e sismabonus, ma anche alla conferma del bonus mobili, alla nuova Sabatini e al Fondo di Garanzia per le Pmi saranno destinati 3,8 miliardi. Per Industria 4.0, comprensivo dell’iperammortamento per l’innovazione, il governo pensa invece a 350 milioni per il primo anno (che lieviterebbero a 4,5 miliardi nel 2018).

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Mentre per il sociale (pensioni minime, famiglia e rinnovo dei contratti pubblici saranno stanziati in tutto 3,15 miliardi. «Agli assegni previdenziali più bassi», ha detto Matteo Renzi in serata, «andranno meno di 80 euro al mese». Per quanto riguarda il prestito pensionistico, «la penalizzazione sarà meno del 5% all’anno».

La brutta sorpresa, inutile dirlo, riguarda le coperture, che arriveranno in gran parte da «aumenti permanenti di gettito» (5,8 miliardi) e entrate Iva (2,6 miliardi) per oltre 8 miliardi e mezzo. I dettagli della stangata non sono ancora chiari. Si parla, comunque, di meccanismi di emersione delle basi imponibili e di recupero dell’evasione Iva.

Vengono variati i parametri dell’Ace e dei meccanismi di alcune altre imposte. Si prevedono, inoltre, entrate da concessioni governative e si starebbe anche studiando la possibilità di riaprire una finestra per il rientro volontario dei capitali dall ’estero, che dovrebbe garantire un gettito di circa 2 miliardi.

Da spending review e tagli, infine, dovrebbero arrivare altri 2,6 miliardi. In tutto si tratterebbe di 18,4 miliardi. Altri 6 sono appesi alla flessibilità sul rapporto deficit/pil, che il governo conferma, per il momento, al 2%.

Proprio su questa cifra e sulla possibilità di alzarla, magari al 2,2%, rimangono però ancora moltissimi dubbi. «La composizione della manovra e alcuni suoi effetti sono ancora passibili di variazione in quanto la legge di Bilancio deve essere ancora discussa e approvata dal Cdm» di sabato prossimo, ha spiegato il ministro.

Fonte: Qui

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