LA NOVITÀ? LA NUOVA EQUITALIA TI ENTRA NEL CONTO CORRENTE

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Il cortocircuito mediatico creato dal governo («Equitalia abolita e addio per sempre agli interessi sulle cartelle fiscali») ha distolto l’attenzione da una novità shock, contenuta in un codicillo del decreto fiscale: i nuovi esattori potranno spiare i conti correnti dei contribuenti e le banche dati Inps.

La privacy di famiglie e imprese si va a far benedire. In barba agli annunci del premier Matteo Renzi («basta Equitalia killer»), la riforma apre le porte a una riscossione assai più aggressiva. Finora gli esattori avevano accesso limitato ai cervelloni: dall’anagrafe tributaria, a esempio, potevano «scaricare» i dati relativi alla sola titolarità dei depositi bancari, senza poter ficcare il naso nell’elenco dettagliato di movimenti e operazioni.

Dati preziosissimi – si capisce – per chi deve aggredire i debitori del fisco. Stipendi, pensioni, acquisti, stile di vita (per il quale basterà dare una rapida occhiata agli estratti delle carte di credito). L’occhio degli esattorisi estende alle banche dati del catasto e ad altri archivi nazionali, come i registri automobilistici: vuol dire avere in pochi istanti il quadro completo della situazione patrimoniale delle persone, comprese le proprietà di abitazioni e di vetture.

Un panorama informatico a cui, finora, avevano accesso i soli «enti impositori» (Entrate, Inps, comuni) e che diventa fruibile agli esattori. La modifica trae fondamento dalla necessità di migliorare l’attuale impostazione, che aveva parecchie falle (le banche dati non erano aggiornate), ed era stata chiesta a più riprese dalla stessa spa ora in liquidazione.

Fatto sta che – seppur motivata – la mossa del governo va nella direzione opposta alle promesse fatte ai cittadini e cancella lo storytelling renziano sul «fisco più amico».

Il solito divario tra annunci e atti ufficiali, tra comunicati stampa e provvedimenti normativi. Non solo, quindi, la trasformazione di Equitalia spa in ente pubblico (si chiamerà «Agenzia Entrate Riscossione») corrisponde a una banale variazione delle denominazione, ma il nuovo soggetto avrà poteri decisamente più duri nei confronti del contribuente al quale è stata recapitata una cartella esattoriale.

Senza dimenticare che gli interessi, le more e le somme aggiuntive che fanno lievitare i debiti tributari vengono cancellati solo per le vecchie cartelle – rottamabili grazie allo stesso decreto del governo, con la domanda che va presentata a Equitalia entro il 23 gennaio 2017 – mentre per il futuro si tornerà ai metodi di calcolo del passato. Certo, Renzi promette una rivoluzione, ma la riforma della riscossione andrà attuata nell’arco di un triennio e in mezzo ci sono le elezioni del 2018: i miglioramenti sono solo annunci e sono clamorosamente campati per aria.

Almeno negli atti ufficiali la verità è messa nero su bianco: il «titolo» della norma è «potenziamento della riscossione». E il governo ha trovato lo spazio, pur nella brevità del testo, per dare il via al Grande fratello esattoriale. Non è un dettaglio. I calcoli della Ragioneria dello Stato confermano l’intenzione di Renzi desideroso di gettito aggiuntivo: nel triennio 2017-2019 punta a garantire alle finanze pubbliche 12,4 miliardi in più (2,7 dal condono dei ruoli).

Tutto questo, finora, è sfuggito all’opinione pubblica. Nella settimana abbondante intercorsa dal via libera del cdm (15 ottobre) all’approdo del provvedimento d’urgenza sulla Gazzetta ufficiale (24 ottobre), sono filtrati i soli messaggi politici che il governo desiderava «vendere» in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre. Ovvero addio a Equitalia e cartelle light per sempre. Ci credono in tanti. Alla prima cartella targata Agenzia Riscossione «apprezzeranno» le sorprese.

Fonte: qui

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