“L’Europa sta per disintegrarsi”. A dirlo è un politico che ha visto la terra crollargli sotto i piedi, una frana che ha travolto lui, il suo partito e un Paese intero.

Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex premier grecoGeorge Papandreou lancia l’allarme alla vigilia del blindatissimo vertice a tre di lunedì a Ventotene traMatteo Renzi, Angela Merkel e François Hollande. Si parlerà di sicurezza e immigrazione, ma anche di economia.

Per l’attuale presidente dell’Internazionale socialista, che nel 2009 scoprendo i conti truccati dai suoi predecessori ha di fatto aperto la crisi greca e dell’Unione europea, è il momento di svoltare davvero. “La Ue è al limite della frammentazione. O facciamo la storia, o la storia ci distruggerà”.

“Verso lo smantellamento” – L’incontro tra i leader di Germania, Francia e Italia, sottolinea, spera che “vada al di là delle pubbliche relazioni e diventi un momento di riflessione più profonda sul futuro dell’Europa, ma anche una chiamata all’azione”.

Papandreou sente aria di smantellamento dell’Unione europea: “Ci siamo, ma non so se uno smantellamento organizzato sia possibile.

La prospettiva è di guardare a un’ulteriore integrazione, che significa non semplicemente dare più potere a Bruxelles ma darne ai cittadini europei.

Dobbiamo democratizzare l’Unione e darci nuovi progetti oltre la moneta:investimenti comuni nell’energia, nelle telecomunicazioni, in uno sviluppo sostenibile per l’ambiente. Sarebbero anche uno stimolo all’economia”.

Secondo l’ex premier greco è questo l’unico momento possibile per investimenti comuni europei, che non piacciono a Berlino: “Con tassi zero o negativi, il momento per l’Europa di finanziarsi e preparare il futuro è ora. Viviamo ancora con le infrastrutture della guerra fredda”.

Merkel, Draghi e un tragico errore – L’Italia, come sostiene il guru della finanza George Soros, è davvero l’anello debole dell’Unione? Papandreou è d’accordo a metà: “L’Italia e la Grecia hanno molte differenze. L’Italia ha una base industriale molto forte e un’economia diversificata. Ma abbiamo anche somiglianze: l’inefficienza delle amministrazioni, ilcapitalismo di relazione, i cacciatori di rendite, i profittatori, ilclientelismo.

Tutto ciò mina la produttività, la trasparenza, la capacità di governo. Credo che l’Italia non sarebbe l’anello debole se la Ue avesse spinto per più riforme che austerità e se avesse seguito il consiglio di Mario Draghi“.

Vale a dire “andare verso uno stimolo di bilancio nella Ue”, che si traduce in procedure di finanziamento comune come glieurobond o nel completamento di una vera unione bancaria.

La Germania, però, si oppone: “In molti sensi è diventata la più forte e influente nel nostro club, ma negare che nell’area euro molto deve cambiare la rende, in definitiva, il vero anello debole”.

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