Fa piacere scoprire che Jamie Dimon, il banchiere che guida JP Morgan, la banca più potente del pianeta, è ottimista sul futuro delle banche italiane. Ma fa impressione prender atto che mister Dimon non condivide affatto il clima da «scampato pericolo» che si respira in Europa poche settimane dopo il referendum inglese che ha decretato l’uscita di Londra dalla Ue.

Anzi, intervistato da Cnbc, la tv economica americana, il banchiere non ha escluso affatto che il processo di disgregazione della Ue sia ormai avviato. «Per me c’è la possibilità che l’Unione europea si spezzi. Ci vorrebbero più di cinque anni, ma di certo l’eventualità va tenuta ben presente». Più o meno la stessa analisi di George Soros che ha parlato di «peicolo di morte per l’euro», aggiungendo che «l’anello debole è l’Italia, se non riesce a uscire dal clima di recessione», confermato in settimana dai tonfi dei consumi e dalla caduta della produzione industriale.

Insomma, a fronte dell’emergenza immigrazione, la minaccia del terrorismo, il rischio di un’alleanza anti Bruxelles tra Mosca e la Turchia, il futuro dell’euro non è poi così roseo. Per ribaltare la situazione, suggerisce Soros, l’Europa dovrebbe dimostrare che far parte dell’euro è un vantaggio, anzi un privilegio.«Bruxelles ha un’enorme capacità di procurarsi credito – sostiene – ma non ne fa uso. Perché?». Chi dà credito all’Europa, all’Italia in particolare è proprio Dimon. «Gli stress test- ha detto nell’intervista alla Cnbc- hanno confermato che la maggior parte degli istituti gode di buona salute».

Certo, è un giudizio interessato perché Jp Morgan guida (di certo non gratis) il consorzio che dovrà trovare i soldi per ricapitalizzare Monte Paschi. Una decisione presa a luglio, prima degli stress test, dietro il pressante invito di Matteo Renzi che ha pregato il banchiere di fare tappa a palazzo Chigi durante il suo recente tour europeo. Ma è assai improbabile che mister Dimon, il duro della finanza americana emerso vincitore dalla crisi del 2008/09, si sia fatto intenerire dalle parole del premier. Semmai, con il fiuto del grande finanziere, Dimon ha capito che «il sistema non è al collasso», anche se la massa di regole imposte dalle autorità rischia di paralizzarlo. «Meglio lasciar fare ai banchieri il loro lavoro», è la sua opinione.

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Ma il problema ormai è ben più profondo: la casa comune è piena di crepe, soprattutto dopo il divorzio di Londra. «Le conseguenze – prevede Dimon – si dispiegheranno nel medio-lungo periodo. Nessuno sa precisamente con quali effetti e continueremo a non saperlo per anni! È questa incertezza che colpirà i mercati e sono sicuro che ogni giorno leggeremo opinioni di ogni tipo sul libero scambio e sui reali impatti per l’Unione europea». Di riflesso, nulla è escluso, compresa la frattura dell’Unione monetaria. Non è certo la prima volta che dagli Stati Uniti arriva una diagnosi del genere. Ma stavolta non siamo di fronte all’analisi di un economista o di un politico piuttosto che di un operatore di Wall Street alla ricerca di profitti facili. Dimon, come del resto Soros, non appartiene al fronte degli euroscettici. Anzi, è stato uno dei più pronti a sfruttare le opportunità dell’euromercato, derivati compresi.

Ma, con il buon senso di chi opera nel mondo degli affari, sa guardare alla realtà per quella che è: l’Italia «è attesa da un referendum di cui è impossibile prevedere il risultato». In Germania arrivano le elezioni. Nei Paesi Bassi si parla apertamente della possibilità di indire un referendum sulla scia di Londra.«Senza contare le incognite legate alla nuova leadership britannica». Insomma è sempre più concreto il rischio che il giocattolo europeo si rompa sotto la pressione della delusione popolare per l’incapacità delle classi dirigenti.

Andrà proprio così? Forse no, se l’Europa monetaria saprà spiegare le ragioni della sua esistenza: una finanza al servizio della crescita, occupazione in testa; controlli e regole basate sulla sostanza e non su vincoli insostenibili (come l’austerità greca) imposti dai burocrati. E così via. Ma dati i precedenti, non è il caso di farsi troppe illusioni: meglio imparare per tempo la lezione del banchiere.

Fonte: Qui

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