Sulla riforma costituzionale, o “deforma”, come amo chiamarla, si è detto molto. La battaglia tra “sì” e “no” è serrata, tuttavia in pochi hanno, a mio avviso, centrato il vero scopo di quanto si sta portando avanti. La realtà è che si vuole cambiare la Costituzione per trasferire un vincolo esterno alla nostra sovranità ed immetterlo direttamente all’interno del nostro ordinamento costituzionale. Tenterò di spiegare in maniera semplice questo concetto.

La Corte Cost. (da ultimo con sentenza n. 238/14) ha affermato che i principi fondamentali della nostra Carta ed i diritti inalienabili dell’uomo prevalgono sulle norme dell’Unione Europea ad essi incompatibili. In sostanza, in base all’attuale panorama normativo e giurisprudenziale, ci sono elementi certi per definire illegittima l’ingerenza dell’UE nel nostro Paese e considerare le cessioni di sovranità (e quindi di democrazia) compiute, anche di quella monetaria, meri atti illeciti.

Il modello economico europeo è anche radicalmente incompatibile con quello previsto dagli artt. 41-47 della nostra Carta. Noi riconosciamo, come ovvio, il libero mercato, ma lo subordiniamo all’interesse pubblico. L’UE ritiene invece che l’egoismo umano trovi da solo equilibrio, ma i fatti la smentiscono categoricamente. I mercati, grazie a questo assetto economico imposto, hanno superato e schiacciato le democrazie.

Tale problematica non è sfuggita ai grandi gruppi di interesse finanziario, che hanno chiesto espressamente la riforma costituzionale. Non è complottismo, perché è un fatto storico, ricordare il rapporto di JP Morgan del 28 maggio 2013 contenente l’istanza di superare le grandi costituzioni del sud Europa. Tale richiesta è stata evidentemente accolta da Giorgio Napolitano, che dette mandato al Governo Renzi proprio in funzione della modifica della Costituzione.

Il futuro Senato (il Senato resta ed avrà compiti legislativi anche importanti, si pensi alla materia della revisione costituzionale), coerentemente con questo disegno diventerà l’organo di non eletti che si occuperà di “attuare” la normativa dell’UE, , questo prevede il nuovo art. 55.

Ma l’insidia peggiore arriva dalla modifica del titolo V. Esso rappresenta la “carota” più gustosa da inseguire, poiché promette risparmi per le casse erariali.

Fermo restando che, quando un Paese è in deflazione, dunque dispone di meno moneta nell’economia reale di quella necessaria a sostenere la domanda di beni o servizi, il tema del risparmio non mi appassiona molto, poiché la spesa pubblica in deficit è uno dei modi con cui la moneta entra nell’economia (gli altri sono le esportazioni ed il credito delle banche commerciali). [n.d.s. – questo passaggio è stato tolto sull’articolo originale uscito su Libero]

Ebbene il nuovo art. 117 Cost. impone che tutta la legislazione nazionale debba uniformarsi alle norme dell’UE, peggiorando così la sciagurata dizione del 2001 (in cui il riferimento era alla Comunità Europea), che evidentemente non era bastata ad impedire alla Consulta di sviluppare la giurisprudenza di cui ho parlato.

L’operazione è peraltro identica, in tutto e per tutto, a quella fatta con l’art. 81 nel 2012. Si inserisce nella parte II della Carta una norma incompatibile con i principi della I, nella specie si trattava del pareggio in bilancio, sperando che così si potesse aggirare l’insormontabile ostacolo dato dall’immodificabilità assoluta dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Se si aggiunge che con le recenti riforme la minoranza relativa che andrà al Governo dovrebbe riuscire facilmente ad assumere il controllo della Corte Cost., eleggendo Giudici “graditi”, è evidente che il disegno potrebbe avere possibilità di successo.

Per onestà va detto che la rottura dei contrappesi istituzionali, dunque dell’equilibrio tra potere esecutivo, legislativo e ordine giudiziario, non viene meno con la “deforma” costituzionale, ma con la nuova legge elettorale, l’italicum, ed il relativo premio di maggioranza.

Per quanto mi riguarda tutto questo basta ed avanza per dire “NO” alla “deforma”, il Paese si salverà solo con meno Europa, dunque evitiamo di crearci ulteriori problemi.

Peraltro, visto che assieme agli amici del neonato movimento, Alternativa per l’Italia, non amiamo stare con le mani in mano, abbiamo promosso un ricorso innanzi al Tribunale di Roma per fermare la “deforma” sul presupposto che, un Parlamento composto in violazione dei principi di rappresentatività democratica (fatto accertato dalla Cass. 8878/14), non aveva alcuna legittimazione a compiere un atto straordinario come la modifica della Carta. Trattasi di un’usurpazione del potere politico visto che, come affermavano i Padri Costituenti, il Parlamento non è sovrano di per sé, ma solo in forza della delega ricevuta dal popolo, esso sì, sovrano!

Marco Mori – Scenarieconomici

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