di  Alessandro Sansoni

Oltre il 98% degli ungheresi recatisi ai seggi ha risposto NO al quesito referendario

E’ vero. Quella di Viktor Orban è una vittoria a metà. Il 98,24% dei votanti al referendum da lui promosso ha votato No al quesito proposto: “Volete che l’UE imponga una rilocalizzazione coercitiva dei cittadini non ungheresi in Ungheria senza l’approvazione del parlamento ungherese?”. Dunque la sua indicazione di voto ha stravinto. Tuttavia l’affluenza alle urne è stata del 43,3% e il quorum del 50% non è stato raggiunto. Pertanto il referendum non è valido.

Esponenti politici di mezza Europa appartenenti ai vari partiti dell’establishment hanno alzato le loro grida di giubilo, affermando che il populismo, il razzismo e la xenofobia sono stati sconfitti.

Eppure non è così. Orban ha un grande merito politico che tutti i sinceri democratici dovranno prima o poi riconoscergli. E’ l’unico in Europa ad aver sollevato una questione cruciale, che diventerà presto centrale nel dibattito sul futuro dell’Unione Europea. Ciò che, infatti, commentatori e media occidentali fingono di non capire, è che la questione posta dal premier ungherese attraverso il referendum non è tanto relativa alla quota di migranti che il suo paese dovrà ospitare in futuro, ma quella riguardante CHI sarà legittimato a stabilire tale quota.

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Quella ingaggiata dal premier magiaro è una battaglia a difesa della sovranità popolare e nazionale. La domanda che lui ha posto è se sia ammissibile che una direttiva delle istituzioni europee possa essere vincolante per i paesi membri al punto da non tener conto dell’opinione della maggioranza del parlamento di Budapest, diretta espressione della volontà popolare.

Non a caso, il commento di Viktor Orban sul risultato del referendum è stato eloquente: “Viviamo in un’epoca in cui milioni di persone migrano. L’Ungheria, per primo fra i paesi dell’Ue, ha consultato il proprio popolo al riguardo, e gli elettori ungheresi hanno rifiutato un sistema di ricollocamento obbligatorio dei migranti arrivati sul territorio dell’Ue”. “Oltre 3 milioni di elettori hanno espresso un’opinione in questo senso. Bruxelles dovrà tenerne conto”, ha poi sottolineato. Ed il significato politico di questa vicenda sta tutto in queste parole: “L’unione Europea dovrà tenerne conto”.

Chiunque consideri inaccettabile l’atteggiamento prevaricatorio delle élites tecnocratiche di Bruxelles nei confronti dei popoli europei, non può non condividere questa posizione. Chiamando i cittadini ad esprimersi e a non rinunciare al proprio potere sovrano, Orban ha aperto una strada da percorrere. Averlo fatto, nonostante pressioni e minacce di ogni genere, è una vittoria di fronte alla Storia.

Fonte: Katehon | via Controinformazione

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