LONDRA – La lista dei paesi che sta traendo vantaggio dalle politiche antirusse perseguite dal governo Renzi e dall’Unione Europea continua a crescere sempre di piu’ e adesso si e’ aggiunta anche la Tunisia.

Infatti, proprio in questi giorni il ministro degli esteri tunisino Mongi Hamdi ha dichiarato che il suo paese e’ pronto ad aumentare l’esportazione di prodotti agroalimentari in Russia al fine sostituire quelli europei e tra questi c’e’ l’olio d’oliva, uno dei prodotti piu’ prestigiosi del made in Italy.

E forse per tale motivo, Hamdi ha dichiarato che l’olio d’oliva tunisino e’ di gran lunga migliore di quello prodotto in Italia e negli altri paesi UE, un’affermazione che dimostra l’intenzione della Tunisia di rubare quote di mercato ai produttori italiani. Gioco facile, visto il blocco dell’export alimentare dell’Italia in Russia.

Al momento l’interscambio tra Russia e Tunisia e’ basso, ma potrebbe aumentare anche perche’ l’accordo che il governo russo vuole sottoscrivere con quello tunisino va al di la’ di qualsiasi affare commerciale.

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Questo, perchè l’ambizione della Russia e’ di attirare la Tunisia sotto la sua sfera politica e estendere tale influenza a tutti i paesi che sono stati interessati dalle rivoluzioni arabe, una mossa che creerebbe non pochi grattacapi agli Stati Uniti e avviamente alla disastrata Europa chiusa nella gabbia UE e avvelenata dall’euro.

Cosi’, mentre la Russia continua ad intrecciare nuove alleanze, il governo Renzi sta rottamando l’economia italiana come le sue politiche antirusse e se questo non fosse abbastanza, adesso la Mogherini nelle vesti “PESC” Insiste sul fatto che la Russia non e’ piu’ un partner strategico per l’Europa e quindi bisogna proseguire con le sanzioni, incurante del fatto che questa politica lungi dall’affossare Putin lo ha reso piu’ potente.

Resta comunque il fatto che la Tunisia grazie alle sanzioni – idiote – della UE alla Russia sostituirà l’Italia nel lucrosissimo mercato russo dell’olio d’oliva, provocando per conseguenza un danno irreparabile al settore agroalimentare italiano, uno dei pochi che ancora reggeva.

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