L’ex commissario ad Agorà rivendica la paternità dell’azione del nuovo governo

Mario Monti ospite alla trasmissione di Rai Tre Agorà è tornato a parlare e ha voluto rivendicare la “paternità” dell’agenda di governo di Renzi. Non che ci fossero grandi dubbi a proposito dopo che tutti i voti di Scelta Civica nelle elezioni nazionali sono confluiti nel nuovo Pd in quelle europee. “Mantenere disciplinati i conti e fare riforme strutturali per la crescita, avendo voce in Europa, è la stessa linea del mio governo”, ha dichiarato Monti. Ma l’ex Commissario è andato oltre, svelando come ci saremmo potuti risparmiare anche la sua, drammatica per il paese, discesa in campo. “Se Renzi avesse vinto le primarie contro Bersani nel 2012, l’unica mia esitazione nella decisione che ho dovuto prendere alla fine di quell’anno, sarebbe stata ‘Renzi fa la politica che io vorrei, ma avrà poi la capacità per realizzarla?’. Ma scommettendo sulla fiducia nella sua realizzazione, Scelta civica non sarebbe nata”. E ancora: “Sul finire del 2013 ho chiesto a Bersani: ‘Saresti disposto a costruire un pd non preda di Fassina e della cgil?’. In quel caso io non avrei sentito il bisogno di lanciare una proposta elettorale come scelta civica, ma Bersani mi rispose di no”.

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Ora, dato che il programma di Mario Monti è stato quello che la troika ha imposto nei paesi sotto salvataggio – vale a dire privatizzazioni selvagge, macelleria sociale e rinegoziazione dei diritti sociali acquisiti – per la proprietà transitiva l’agenda di Renzi è quella…

“Il Pd di Renzi è di sinistra? Nel senso della visione del sistema economico sociale, no. E questo è un vantaggio, un importante passo verso la modernizzazione”. Mario Monti sposta il partito democratico al centro dell’arena politica: “A un Pd conservatore dei valori della sinistra preferisco un partito più nebuloso e non schierato a destra o sinistra come è quello guidato da Renzi”.
Nessun ritorno in campo, insomma, per il professore bocconiano. “Superata la fase di emergenza, dopo essere stato trascinato in campo da Giorgio Napolitano, ora voglio contribuire alla vita politica nel suggerimento sul da fare. Altri sono più bravi di me ad organizzare il consenso. Renzi è bravissimo”, continua Monti. 
Ed ecco i suggerimenti promesse: “Le riforme vanno realizzate, perché se non si fanno salta la prospettiva di crescita in Italia ma si perde anche la condizione straordinariamente felice di forte leadership italiana per incidere in Europa. Io con le mie politiche di rigore ed europeiste vinsi la doppia sfida di evitare due mali. Renzi vinca ora quella di realizzare due beni: riformi l’Italia per realizzare l’Europa”.
Ma possibile che nel Pd non esista più un dirigente che voglia rivendicare una sua appartenenza, un suo legame per valori e principi, una sua visione del mondo a “sinistra” e non abbia il coraggio di rispondere a colui che incarna alla perfezione i valori dell’estrema destra neo-liberista? La risposta in questo caso è no. Ed è poi possibile che tra quel 41% di persone che hanno scelto il Pd alle ultime elezioni europee non esista più qualcuno che si senta di “sinistra” e che voglia esprimere la sua indignazione per quanto detto da Monti? Attendiamo, in questo caso, fiduciosi…
Fonte: antidiplomatico.it
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