L’Assemblea Nazionale francese (Parlamento) ieri sera ha accordato la fiducia al governo guidato dal primo ministro Manuel Valls dopo il rimpasto di fine agosto: con 269 voti a favore e 244 contrari, lo scrutinio pero’ e’ stato ben piu’ serrato dello scorso 8 aprile, quando Valls si era insediato.

Il governo infatti non ha raggiunto la maggioranza dei deputati (sono 577 in tutto: per avere la maggioranza, il governo deve contare su 289 voti) ) perche’ 31 socialisti, i cosiddetti “frondisti”, si sono astenuti dal voto in polemica con la sua politica economica.

Il mondo politico francese, commentatori ed analisti ora cercano di capire chi abbia davvero vinto e se Valls riuscira’ a riunificare le varie correnti della sinistra di governo.

Secondo il direttore di “Figaro Magazine”, Pour Guillaume Roquette, Valls “ha solo guadagnato tempo, non ha vinto la partita”: l’ora della verita’ sara’ il voto sulla legge finanziaria per il 2015, che potrebbe persino veder aumentare il numero dei “frondisti”.

Il movimento di protesta infatti si e’ gia’ allargato nella maggioranza governativa: agli astenuti socialisti si sono aggiunti 17 ecologisti e 3 deputati del Mrc. E inoltre, secondo i cronisti parlamentari, non tutti i “frondisti” potenziali si sono astenuti dal voto.

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E mentre tutti ormai guardano alla battaglia sulla Finanziaria, il piu’ solido alleato di Valls, i Radicali di sinistra, si trovano in una posizione di forza per negoziare con l’esecutivo. Nel discorso con cui ieri pomeriggio ha chiesto la fiducia, oltre alla conferma che il deficit pubblico francese non scendera’ al di sotto del tetto del 3 per cento del Pil ne’ quest’anno (sara’ del 4,4 per cento) ne’ nel 2015 (4,3), accompagnata al messaggio diretto alla Germania sulla volonta’ della Francia di “decidere da sola cosa deve fare”, Valls ha annunciato misure di sostegno alle famiglie piu’ disagiate.

Nel 2015 infatti ci sara’ una riduzione (modesta) di tasse per 6 milioni di famiglie e un altro milione si vedranno esentate dalla dichiarazione dei redditi grazie all’innalzamento della soglia della “no tax area”.

Valls ha poi comunicato che le elezioni provinciali si terranno nel marzo del 2015 e quelle regionali alla fine dello stesso anno. Non e’ certo il calendario ideale immaginato dal suo governo; il quale ha dovuto rinunciare a raggruppare i due scrutini temendo una censura della Corte costituzionale, che aveva gia’ consentito al rinvio del voto provinciale inizialmente previsto nel 2014 a causa di un’agenda elettorale troppo carica.

L’idea di un “election day” locale e’ stata scartata anche perche’ anticipare il voto regionale al marzo prossimo sarebbe stato troppo complicato, in quanto le regioni francesi sono alle prese con i problemi organizzativi provocati dalla recentissima riduzione a sole 13 maxi-regioni.

Nella sostanza, quindi, il nuovo governo Valls è letteralmente appeso a un filo: non ha più la maggioranza di quando Hollande vinse le elezioni, non può contare su alleati esterni ai socialisti e non potrà seguire quanto “consigliato” da Bruxelles perchè proprio su questo è caduto il precedente esecutivo Valls, due mesi fa.  Di fatto, è iniziata l’agonia.

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