Il commissario propone un piano per ridurre di 500 milioni il costo delle partecipate, briciole a confronto di un buco di 26 miliardi l’anno. Il bivio invece è: o cura da cavallo liberista, o accelerazione del declino.

Se non sapessimo che Carlo Cottarelli, in fondo, non è altro che un funzionario legato a doppio filo alle scelte del governo dovremmo pensare, seriamente, di ritirare l’ampia fiducia concessagli.

Già perché, a guardare il suo piano di riduzione delle partecipate, ci sono veramente tutti gli estremi per avere i famosi lucciconi agli occhi. I risparmi ottenibili dai tagli alle partecipate pubbliche – ci hanno informato ieri gli organi di informazione – ammontano a circa 500 milioni di euro. «Forse qualcosa di più», ha rettificato Cottarelli, ma comunque non molto. Un’inezia per chi, da liberale, pensa che nella situazione in cui ci troviamo nessuna azione non rivoluzionaria sia degna di alcuna nota. Ma, a dirla tutta, non si tratta solo di una valutazione parziale. Basta guardare i dati per notare chiaramente come la proposta di Cottarelli non sia altro che un inefficace palliativosomministrato a un malato terminale: secondo quanto ha decretato la Corte dei Conti le societàpartecipate nel solo 2013 ci sono costate la bellezza di 26 miliardi di euro. Una cifra in linea col 2012 e di poco inferiore al 2011 (30,55 miliardi). Nonostante questi corposi finanziamenti statali (che escludono quelli erogati dagli enti locali), sempre secondo la Corte dei Conti, le municipalizzate sono riuscite ad accumulare debiti per 34 miliardi. Una situazione difficilmente risanabile visto che, nella maggior parte dei casi, i debiti non vengono contratti per investimenti produttivi in conto capitale ma per bilanciare le (poche) entrate e le (molte) uscite della gestione corrente.

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Ebbene di fronte a una vergogna simile, tutta italiana, il governo Renzi dovrebbe trovare il coraggio di agire col machete come fece negli anni ’80 tale Margaret Thatcher vendendo (interamente) una cinquantina di grosse società statali del valore di oltre 50 miliardi di sterline. Invece dobbiamo registrare che ci si accontenta di poco e anche Cottarelli segue l’onda. Basti guardare certe sue dichiarazioni sui trasporti pubblici locali i cui prezzi – ha sottolineato – «sono più bassi degli altri Paesi europei». Vero ma, forse, bisognerebbe ricordare al commissario che sono anche di gran lunga i più vetustiinefficienti, nonostante ben sussidiati. «Si dimentica che molti dei fondi che vengono erogati alle partecipate sono spesi per acquistare servizi che servono alla collettività o finanziano investimenti» ha scritto il commissario sul suo blog, invitando alla prudenza nei tagli.

Ma davvero ci vuole prudenza in un Paese dove una spesa pubblica supera gli 800 miliardi(Cottarelli pensa di essere ricordato per averne tagliato 1/1.600esimo?) non ha prodotto altro checrisi e decrescita? Un Paese dove la mano pubblica non riesce neppure a fare gli investimenti infrastrutturali a lungo termine perché troppo impegnata a sostenere una spesa corrente inutile, pachidermica e clientelare (vedi l’esempio dei forestali siciliani)?

No, caro Cottarelli, qui non serve moderazione. Serve un piano radicale. Se Renzi, come temiamo, non avrà la minima intenzione di farlo, perché non pensare di dimettersi per protesta?

Articolo tratto da l’intrapendente.it

 

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