Il rapporto dell’Ocse è un bollettino di guerra. E l’organizzazione mette Renzi alle strette: troppi contratti a termine, via l’articolo 18.

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Il mercato del lavoro in Italia è un disastro su tutta la linea. Ce lo ricorda l’Ocse, l’organizzazione dei 34 Paesi avanzati fra i quali il nostro è al penultimo posto per livelli occupazionali (42%): fa di peggio solo la Grecia. La disoccupazione, già record, salirà quest’anno al 12,9%, si legge nell’Employment Outlook, in una classifica che vede in testa ancora il Paese ellenico con il 27,1% e la Spagna al 25%, ma contro una media Ocse del 7,4%. L’anno prossimo scenderà al 12,2%.
Arriva poi una bacchettata sul livello dei giovani precari, che nel Belpaese dal 2000 sono addirittura raddoppiati e oggi sono il 52,5% (dal 26,2%) con un aumento di 10 punti rispetto al 2007, cioè i livelli cosiddetti precrisi. E’ vero che Francia (58,6%) e Germania (52,9%) fanno peggio di noi, ma l’incremento negli ultimi anni è stato di pochi punti. Ciò che invece farà discutere è la ricetta proposta per ridurre il numero dei precari, cioè un ricorso più massiccio al contratto a tempo indeterminato ma con meno tutele: leggasi riforma dell’articolo 18, proprio quello che il premier Matteo Renzi ha giurato di non voler toccare.
«Contare troppo sul regime di lavoro temporaneo è pregiudizievole nei confronti dei singoli e dell’economia», scrive in generale l’Ocse. Durante il ventennio che ha preceduto la crisi finanziaria globale, il lavoro a termine «si è sviluppato in molti Paesi poiché i governi miravano a promuovere la flessibilità nel mercato del lavoro, allentando principalmente la normativa dei contratti non regolari, pur mantenendo nello stesso tempo le condizioni relativamente più vincolanti dei contratti regolari». Le scelte programmatiche destinate a ridurre il gap del mercato del lavoro tra lavoratori regolari e non regolari «prevedono regolamentazioni più severe nell’uso dei contratti temporanei e l’allentamento delle regole in materia di licenziamento dei lavoratori con contratti permanenti». In proposito, guardando alla situazione italiana, «è importante che il Jobs Act sia approvato e reso operativo rapidamente, in modo da ridurre i costi di licenziamento e, in particolare, ridurre l’incertezza sull’esito dei licenziamenti economici». Le imprese «tendono ancora ad assumere lavoratori giovani e inesperti solo attraverso contratti a tempo determinato. La quota di nuovi assunti con tale contratto è pari al 70%, una delle più elevate tra i paesi Ocse». Pur rispondendo al bisogno di aumentare rapidamente l’occupazione, sottolinea l’Ocse, «la recente liberalizzazione dei contratti a tempo determinato potrebbe condurre ad accrescere nuovamente il dualismo del mercato del lavoro». Un’opzione sul tavolo, rileva l’Ocse, «consiste nella sostituzione (salvo nel caso di discriminazione) del diritto di reinserimento con un’indennità crescente con l’anzianità di servizio. Tuttavia , tali nuove norme dovrebbero essere applicate allo stesso modo per l’interruzione di contratti permanenti e temporanei (anche se giunti a scadenza) come accade in Irlanda e nel Regno Unito».
La riforma del lavoro è attualmente affidata a una legge delega che viaggia a rilento e che potrebbe vedere la luce fra diversi mesi, per poi andare a regime negli anni seguenti. Secondo il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, il governo è impegnato per una «rapida approvazione». Si tratta, ha detto, di «un’ampia riforma della regolamentazione del lavoro», ma prevede «anche il rafforzamento degli strumenti di politiche attive per il lavoro ed il riordino degli ammortizzatori sociali, oltre ad una semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico dei datori di lavoro».
«Altro che cambia verso, il Pd ha messo il paese nel verso del baratro. Da ogni dato fornito da un qualsiasi istituto, emerge che il dramma vissuto dai cittadini nel nostro paese è ormai insostenibile», commenta in una nota il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Massimiliano Fedriga. «Adesso anche l’Ocse certifica che quest’anno il nostro paese è salito nella classifica della percentuale per disoccupazione, ed è inoltre è l’unico ad averla aumentata nell’ultimo anno. Un fallimento senza precedenti che stanno pagando cittadini, imprese e famiglie. È ora di finirla con Renzi che ogni giorno si inventa un nuovo tweet invece di iniziare ad affrontare le vere difficoltà che vivono gli italiani, prima fra tutte la disoccupazione. Siamo di fronte a un governo inerme che segue con molta attenzione la linea iniziata dal governo Monti».

Fonte: lapadania.net

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