Una volta di più l’America di Obama si dimostra l’antitesi della democrazia. Dagli assist di Barack a Renzi e alla sua “schiforma” sino alle minacce ad un Governo straniero per evitare che Wikileaks pubblichi mail troppo scomode della candidata repubblicana

L’Ecuador ha ammesso mercoledì di aver limitato l’accesso a Internet nella propria ambasciata di Londra dove, dal 2012, ha trovato rifugio il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, per sfuggire all’estradizione in Svezia.“Il governo dell’Ecuador rispetta il principio di non interferenza negli affari interni di altri Stati – si legge in una nota del ministero degli Esteri – e non interferisce in processi elettorali esterni, nè favorisce alcun candidato”. Per questo motivo, si aggiunge nella nota, ha deciso di “limitare temporaneamente” le comunicazioni all’ambasciata.

WikiLeaks ha pubblicato di recente diverse email hackerate alla candidata democratica alle presidenziali USA, Hillary Clinton, e lunedì ha accusato le autorità di Quito di aver tagliato le comunicazioni internet ad Assange su richiesta del segretario di Stato americano, John Kerry. Lo scopo è evidente: impedire ad Assange di divulgare le mail “scottanti” della candidata repubblicana; l’Amministrazione Obama, con l’ennesimo atto d’arbitrio, arriva (ma non è novità) a fare pressioni su uno stato straniero per indirizzare una volta di più l’esito elettorale.

Se ciò fosse successo in un Paese del Terzo Mondo, gli States avrebbero subito gridato alla “dittatura”. Washington ha ovviamente negato: “Le notizie sul segretario Kerry che ha avuto colloqui con funzionari dell’Ecuador riguardo a questa vicenda sono semplicemente false. Punto”, ha detto martedì il portavoce del dipartimento di Stato.

Nella nota diffusa mercoledì anche Quito ha negato pressioni: “La politica estera dell’Ecuador segue solo decisioni sovrane e non cede a pressioni di altri Stati”. Quindi ha concluso: “Questa restrizione temporanea non impedisce all’organizzazione WikiLeaks di portare avanti le proprie attività giornalistiche”.

Nella foto, una delle tante proteste veicolate sui social in cui si sottolinea il “doppiopesismo” dell’Amministrazione Obama

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