Paradossalmente, la notizia non è nemmeno tanto che tre italiani su quattro si considerino impoveriti per colpa dell’ euro: l’ impressione che la valuta unica non fosse stata questo affarone si era iniziata ad avere all’ indomani dell’ entrata in vigore, davanti agli scaffali coi nuovi prezzi fissati al cambio arbitrario 1 euro = 1.000 lire (e pazienza per quello vero che era la metà).

Che negli ultimi quindici anni la sensazione iniziale di essere stati frodati dalla moneta continentale si sia andata via via trasformando in certezza è tutto sommato nell’ ordine delle cose.

La vera notizia che emerge dal sondaggio realizzato dalla Eumetra Monterosa di Renato Mannheimer per l’ imprenditore e consigliere comunale di Forza Italia a Firenze Mario Razzanelli è un’ altra.

E cioè che, piano piano, il tabù dell’ indiscutibilità dell’ adesione dell’ Italia all’ Unione europea ed alla sua moneta sta venendo meno. Secondo la rilevazione, infatti, per un italiano su due è ora di rompere gli indugi e promuovere anche da noi una consultazione popolare alla britannica circa la permanenza dell’ Italia nella Ue. Un dato che, ancora pochi anni fa, sarebbe semplicemente stato inimmaginabile.

I numeri. Alla domanda circa gli effetti dell’ introduzione dell’ euro, il 73% degli intervistati risponde di «essersi impoverito», il 25,3% sostiene di «essere rimasto uguale» mentre a dire di «essersi arricchito» risulta appena un risicato 1,7% di temerari.

Il responso essendo reso indiscutibile dalle proporzioni, è interessante vedere il disaggregato delle risposte. Si apprende così che le categorie professionali che maggiormente lamentano di essersi impoverite per colpa dell’ euro sono casalinghe, lavoratori in proprio e pensionati.

Da cui la citata crescente convinzione che sia ora di passare all’ azione. Alla domanda circa l’ opportunità di tenere anche in Italia un referendum popolare sull’ uscita dalla Ue, pertanto, il risultato consegna un inedito stallo: se resiste un 51,4% che non vuole nemmeno sentirne parlare, emerge un ragguardevole 48,6% secondo cui invece la consultazione si dovrebbe tenere.

E che sul tema si vada creando una polarizzazione senza precedenti lo dimostra anche la domanda sulle intenzioni di voto ad un eventuale referendum: a fronte di un 55,3% di intervistati che si dichiara orientato a votare per il mantenimento dell’ euro, c’ è un fronte del no (31,6% per il ritorno alla lira, il resto indecisi) a cui manca poco per diventare competitivo.

Che il sentimento generale nei confronti della Ue si vada deteriorando lo dimostrano da ultimo anche le restanti domande: grado di fiducia nella Ue, sufficiente per il 54,6% e insufficiente per il 45,4%; abbandono dell’ euro che per il 54% creerebbe maggiori difficoltà ma che per il 46% porterebbe vantaggi; impatto dell’ uscita dell’ Italia dalla Ue che per il 55,3% sarebbe negativo ma che per il 44,7% sarebbe o positivo o indifferente.

Visti i numeri e soprattutto visto il trend con cui il campo anti-Ue aumenta di proporzione, resta un dubbio: e se i forza euro dicano che il referendum non bisogna farlo perché hanno paura di perderlo?

Fonte: Qui

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