Prima notizia che arriva dalle ultime tabelle di Eurostat, l’ ufficio statistico della Unione Europea: tutti i paesi che non hanno l’ euro vanno meglio dell’ Italia di Matteo Renzi su tutti gli indicatori fondamentali, dal debito pubblico alla disoccupazione generale, dal lavoro ai giovani alla crescita generale dell’ economia del Paese. Nei confronti degli altri paesi che invece hanno l’ euro moneta, e che insieme hanno ritmi di crescita comunque inferiori al gruppo dei paesi che conserva la propria moneta, l’ Italia di Renzi spesso arranca e in qualche caso riesce a pareggiare i conti.

Il confronto proposto da Libero in questa tabella è con i dati di partenza del governo Renzi, e consente quindi di fare anche un primo bilancio del suo esecutivo. Innanzitutto rispetto a se stesso. L’ attuale esecutivo ha migliorato la performance del Pil, con un avanzamento di 1,3 punti percentuali rispetto alla situazione di partenza. Ha migliorato anche di un punto e mezzo l’ indicatore della disoccupazione generale, che è così passata dal 12,90% all’ 11,40%.

Ancora meglio il dato sulla disoccupazione giovanile, migliorato di 3,3 punti percentuali rispetto al giorno di inizio, scendendo dal 42,1 al 38,8%.

Peggiorato invece il rapporto fra debito pubblico e Pil, e cioè l’ indicatore che più mette l’ Italia nei guai nei confronti della commissione europea per la evidente violazione del trattato sul fiscal compact e anche degli impegni spessi presi a questo proposito dall’ attuale esecutivo. Quel numero avrebbe dovuto scendere, sia pure più lentamente di quel che imponeva il trattato, e invece è salito di 2,6 punti percentuali, passando dall’ iniziale 132,90% all’ attuale 135,50% del Pil.

Ma gli indicatori dell’ economia in sé dicono poco sull’ efficacia delle politiche economiche dell’ esecutivo. Perché ormai ogni paese del mondo dipende dal ciclo economico almeno dell’ area geografica in cui si trova. Se c’ è recessione, impossibile evitare il segno meno davanti a quei numeri.

Se invece spira aria di ripresa, quello stesso segno sarà positivo. È un po’ come stare su un ascensore e farsi trasportare: fa tutto lui, tu che sei salito sopra sei ininfluente. Se arrivi prima degli altri partiti con te, significa che hai fatto le scelte giuste alleggerendo la zavorra che portavi. Se arrivi dopo, allora è meglio ripensare il tuo assetto a bordo perché per responsabilità tua sei più pesante degli altri.

Per capire dove il governo Renzi abbia funzionato o meno dunque bisogna salire su quell’ ascensore dove sono tutti gli altri e vedere se in questi quasi tre anni tu hai fatto passi avanti, ti sei semplicemente fatto trainare dal ciclo economico o addirittura ti sei complicato le cose facendo le scelte sbagliate.

Dal confronto il risultato è chiaro: in nessuno degli indicatori l’ Italia di Renzi è riuscita ad andare meglio della media degli altri. In qualche caso ha pareggiato, quindi le scelte di politica economica del governo italiano sono state ininfluenti. E nel resto ha peggiorato la situazione, segno questo che le politiche adottate non solo non sono state virtuose, ma dannose.

Su tutti gli indicatori di politica economica l’ Italia è andata peggio dei paesi europei che non hanno adottato l’ euro. D’ altra parte tutti gli indicatori dell’ Eu 28, che comprende anche i paesi senza euro, sono migliori di quelli della sola area dell’ euro e hanno fatto segnare in questi tre anni performance migliori. Questo spiega qual è il problema di fondo: la moneta unica, che è un evidente freno alle economie di chi l’ ha adottata. Ma la distanza fra Italia e tutti gli altri paesi che hanno l’ euro è il vero metro di giudizio delle politiche di Renzi.

Sulla crescita il risultato in tre anni è stato invariato: l’ economia italiana è salita di 1,3 punti, come quella dell’ area dell’ euro (ma meno dell’ 1,40 della Eu a 28). Stessa invarianza sulla riduzione della disoccupazione giovanile: 3,30 punti sia in Italia che nell’ area dell’ euro. Però è scesa di 4,80 punti nella Eu 28.

Le cose vanno peggio invece sulla disoccupazione generale, dove pur migliorando, l’ Italia si è allontanata in 3 anni di 0,4 punti dalla media dell’ area dell’ euro e di 0,70 dalla media della Ue a 28. Ha fatto peggio, nonostante le decantate virtù del Jobs act. Da mettersi le mani nei capelli invece se si guarda la performance sul rapporto fra debito/Pil: peggiorata in 3 anni di 4 punti rispetto alla media area dell’ euro e di 5,10 rispetto a quella dell’ Eu a 28.

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