Nelle mani dei ribelli anti-Assad in Siria il computer di un comandante dello Stato Islamico, Muhammad S., che si è unito al gruppo terroristico dopo aver studiato chimica e fisica in Tunisia. Tra i file anche un video di Osama Bin Laden, manuali su come produrre ordigni artigianali, istruzione per rubare auto e metodi per travestirsi e sfuggire ai controlli

(AdnKronos) – Creare una devastante arma batteriologica replicando il virus della peste. E’ su questo che starebbero lavorando i jihadisti dello Stato Islamico (Is), che al momento rappresentano la più forte organizzazione terroristica al mondo con ramificazioni in Siria e Iraq. Lo riporta il prestigioso think tank ‘Foreign Policy’, che racconta la vicenda partendo dalla scoperta di un computer appartenente a un militante dell’Is.

Siamo nel nord della Siria. Il comandante Abu Ali, alla guida di un gruppo ribelle moderato anti-Assad, scopre per caso un portatile nero, perfettamente funzionante e privo di password. Il pc – spiega Abu Ali – è stato dimenticato dai combattenti dell’Is negli attimi concitati della fuga da un edificio attaccato dai suoi uomini.

Il comandante è ansioso di scoprire i segreti contenuti nella macchina, ma all’inizio non trova nulla. Dopo un’attenta analisi, tuttavia, all’interno di una cartella anonima trova il ‘tesoro’ del pc: 146 gigabyte di materiale e oltre 35mila file divisi in 2.267 cartelle. Abu Ali copia subito i documenti, scritti in arabo, francese e inglese, su un hard disk esterno.

Tra i file scopre video di Osama Bin Laden, manuali su come produrre ordigni artigianali, istruzione per rubare auto e sui metodi per travestirsi così da sfuggire ai controlli delle forze di sicurezza. Ma gli è subito chiaro che il pc contiene ben altro del semplice materiale di propaganda di un militante jihadista.

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Dall’analisi di alcuni documenti – scrive ‘Foreign Policy’ – emerge che il proprietario del pc stava imparando ad utilizzare armi biologiche. Poco dopo si scopre anche il suo nome. E’ un tunisino, Muhammad S., che si è unito all’Is in Siria e che ha studiato chimica e fisica in due università della Tunisia nordorientale.

In un file la scoperta che suscita più timore. Si tratta di un documento in arabo di 19 pagine che contiene istruzioni su come sviluppare armi batteriologiche, utilizzando ad esempio il virus della peste bubbonica estratto da animali infetti. “Il vantaggio delle armi batteriologiche – si legge nel documento – è che costano poco, mentre le perdite inflitte possono essere enormi”.

Nel pc viene anche trovata una fatwa di 26 pagine emessa da un religioso saudita, Nasir al-Fahd, noto negli ambienti estremisti e ora in carcere, sull’utilizzo delle armi di distruzione di massa. “Se i musulmani non possono sconfiggere gli infedeli in un modo diverso, è permesso loro usare le armi di distruzione di massa” precisa l’editto religioso.

‘Foreign Policy’ spiega che nel portatile non ci sono prove che l’Is possieda già queste pericolosissime armi. Ma è un nuovo chiaro segnale di allarme sulla sua capacità di mettere a rischio la sicurezza globale.

Non è la prima volta che si parla di armi batteriologiche legate a gruppi terroristici. Già nel 2009 il ‘Washington Times’ rivelò che in una base di al-Qaeda nel sud dell’Algeria furono effettuati test per la produzione di armi con il virus della peste. L’esito di quegli esperimenti fu drammatico: 40 militanti avrebbero perso la vita.

liberoquotidiano.it

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