In Libia, a Sirte, primo raid e prime bombe degli Stati Uniti: la guerra all’Isis sale di livello. L’Italia fa sapere che l’informazione dell’attacco imminente era stata data lo scorso 21 luglio, un attacco che era stato chiesto dal premier libicoFayez Serraj, in affanno nel conflitto con lo Stato Islamico. Una nuova fase della guerra al Califfato, nella quale l’Italia, per forza di cose, giocherà un ruolo decisivo: la Libia, infatti, dista soltanto una manciata di chilometri dalle nostre coste.

Quando si parla di ruolo decisivo, s’intende la logistica. Per i primi attacchi Usa in Libia sono state utilizzate delle basi militari in Giordania e le unità navali americane schierate nel Mediterraneo. Ma il comando statunitense ha fatto sapere che i raid proseguiranno, e che saranno necessarie nuove basi. Tra queste la base di Sigonella: l’ok da parte dell’Italia era arrivato già qualche settimana fa. Dunque, forse, anche Aviano: gli Usa ne hanno chiesto la disponibilità, ma ancora l’Italia non ha dato una risposta al riguardo.

Un salto di qualità, per l’Italia, già nel mirino dei terroristi islamici e, verosimilmente, obiettivo più “appetibile” dopo l’appoggio logistico. Il Belpaese, però, non può sottrarsi se vuole continuare a proporsi come Paese-guida nella coalizione che ha come obiettivo la stabilizzazione della Libia. Il rischio di esporsi alla ritorsione terrorista è ovviamente elevato, ma è un prezzo da pagare pur di liberare dal domino del Califfo un Paese a noi così vicino.

E non è tutto. Oltre a un coinvolgimento logistico, l’Italia potrebbe offrire anche un supporto “di fuoco” nella guerra all’Isis, con il coinvolgimento diretto della nostra flotta nei bombardamenti. Il fatto viene riportato da Repubblica, che cita fonti del Governo, che affermano: “La prossima volta la richiesta di Tripoli potrebbe essere fatta direttamente all’Italia ovvero l’Italia potrebbe essere chiamata a svolgere un ruolo” . La prossima volta, insomma, l’Italia potrebbe direttamente bombardare.

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