“Di questo passo, l’economia italiana non tornerà ai livelli pre-crisi almeno fino al 2025“.

È l’agghiacciante previsione dell’ambasciatore americano a Roma John Phillips. Anni di crisi che “allargheranno ulteriormente il gap tra il Paese e i suoi pari europei meglio performanti”, si scrive in un rapporto sei mesi fa.

Il 4 ottobre del 2016, infatti, Phillips invia al segretario di Stato John Kerry questo documento segreto – Italy: Scenesetter for the Official Visit of PM Matteo Renzi, October 18 – che la Stampa ha rivelato. Serve alla Casa Bianca per prepararsi alla visita dell’allora premier Renzi.

Siamo vicini al referendum costituzionale, c’è appena stata la Brexit e l’America si prepara all’elezione di Donald Trump. Obama appoggia Renzi e spera nella vittoria del : “Se approvata, la riforma costituzionale restituirebbe anche all’esecutivo la competenza esclusiva per le grandi infrastrutture, l’ energia e altri progetti di sviluppo di interesse nazionale.

Sotto il sistema attuale – spiega Phillips – il governo centrale e quelli locali condividono “competenze concorrenti”.

La derivante sovrapposizione burocratica dà a ciascuna autorità locale un potere di veto de facto, che risulta in costi elevati e imprevedibili, e frequenti ritardi per i grandi progetti.

Ciò complica i tentativi dell’ Italia di attirare investimenti stranieri e aggiornare la rete delle infrastrutture”.

Le ragioni economiche sono molto concrete: “Questa riforma dovrebbe sbloccare progetti critici che l’ opposizione regionale ha ritardato per anni, come la Trans Adriatic Pipeline e la diffusione nazionale dell’ high speed broadband (la banda larga, ndr )”.

Segue l’agghiacciante previsione sull’economia, che non si riprenderà almeno fino al 2025: “Le esportazioni chiave verso gli Usa sono le auto, come la Jeep Renegade e la Fiat 500, i prodotti farmaceutici e i macchinari industriali”.

Purtroppo, però, “l’Italia è solo all’ottavo posto nell’Eurozona come destinazione degli investimenti diretti americani, nonostante compagnie come Amazon, Apple, Ge, Cisco e Ibm abbiano annunciato operazioni di grande profilo nel 2016.

Il clima degli investimenti è difficile per la burocrazia ingombrante e un sistema sclerotico della giustizia civile. Renzi ha fatto progressi nell’attuare riforme strutturali e misure per stimolare la crescita, ma l’applicazione è a macchia e molto resta ancora da fare”.

Le banche poi “sono particolarmente vulnerabili agli shock esterni, perché i loro bilanci sono appesantiti da prestiti non performanti che costituiscono il 17% del totale”.

La prospettiva è incerta: “Ci vorranno anni, e un solido ritorno alla crescita, affinché le banche italiane si ottimizzino”.

Fonte: Qui

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