Il numero. Che cos’è oggi un numero? Un apostrofo rosa su una slide di Matteo Renzi. Il resto? Il resto mancia, sarebbe da dire.

Mancia elettorale. Cioè: chiacchiera.

Il monito arriva dal presidente del Consiglio, attraverso la sua nota Enews diffusa urbi et orbi, in attesa che i dati ufficiali completi dell’Istat, e poi le stime sul Pil rivedute e corrette dal Tesoro, portino alla nota di aggiornamento al Def di metà settembre e al nuovo quadro di finanza pubblica sul quale calibrare legge di Bilancio e Stabilità.

«Dire la verità in modo semplice e chiaro – scrive Renzi presentando l’ultima sua fatica, trenta slide nuove di zecca -, offrire numeri e cifre è possibile, poi ognuno si fa la propria opinione. Ma i numeri sono chiari, le cifre non mentono».

Numeri, non chiacchiere, reclama perciò il premier. Lo prendiamo in parola (absit iniura verbis, considerato il soggetto, e scoprendo che è riuscito nell’impresa di costringere a mentire persino le cifre…).

Disoccupazione. L’ultima «chicca» pervenuta ieri dall’Istat, subito divenuta la chiacchiera preferita dai corifei pidini. «Giù disoccupazione, l’Italia cresce», sparano alla cieca. Il capogruppo Rosato, in trip per il referendum, tradisce l’ansia: «Dati incoraggianti, avanti con le riforme».

I numeri, purtroppo, dicono invece che in luglio ci sono stati 63mila occupati in meno, uno stop alla crescita dopo quattro mesi (un pochino) positivi. Ma l’Italia resta in coma farmacologico, immobile e sedata, come fotografava il dato del 12 agosto sulla «crescita zero» del Pil nel secondo trimestre e quello dell’altro giorno sulla caduta a precipizio della fiducia di consumatori e imprenditori.

Terrorismo, migranti, Brexit, le cause ci sono, ci mancherebbe. Eppure dal governo non c’è stato un segnale, un provvedimento, un qualcosa che facesse non diciamo invertire, ma almeno bloccare il trend. La prova? Cala la disoccupazione, ma non tra i giovani (tra i 15 e i 24 anni vola al 39,2%, un dato drammatico).

E perché cala, sia pure di uno zero-virgola? Perché ben 53mila persone, tra i 15 e i 64 anni, hanno smesso di cercare lavoro, dunque sono passati nella casella «inattivi». Altro dato più che allarmante. «Le imprese non assumono, e i disoccupati si scoraggiano», fotografa la realtà il capogruppo azzurro Renato Brunetta. «Un bollettino di guerra», gli fa eco il grillino Luigi Di Maio.

#30slide. «Ci è ricaduto, segno che Renzi sta male, è in grossa difficoltà, fa cherry picking», spiega ancora Brunetta; cioè prende i dati che gli convengono, non quelli che servono a capire. Costringe insomma le cifre a mentire.

Così, nelle sue mirabolanti diapositive «non si parla di debito pubblico, aumentato di 141,2 miliardi (da 2107,6 miliardi di febbraio ’14 a 2248,8 di giugno ’16), vera palla al piede dell’Italia. Né di spending review, che in effetti è saltata…». Oltre a quelle denunciate da Brunetta, tante altre voci potrebbero essere contate come «omissioni del premier», cifre in grado di far capire meglio la situazione. La deflazione (-0,1%) su base annua anche ad agosto, per esempio.

Dato che avrà effetti devastanti sui conti pubblici, in particolare sul Pil nominale, per il calcolo del quale il governo ha considerato il tasso di inflazione nel 2016 dell’1%. Sbagli che si rifletteranno sul rapporto deficit/Pil e su quello debito/Pil, così che ancora una volta Bruxelles ci troverà in difetto. I soliti «italiani imbroglioni»? Tutti, non sapremmo dire. Ma uno (almeno) lo conosciamo.

Fonte: qui

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