Le tensioni geopolitiche e le svariate minacce messe in atto da settimane dal leader nordcoreano Kim Jong-un nei confronti degli Usa stanno tenendo incollati agli monitor azionari di tutto il mondo gli investitori internazionali. Cosa potrebbe accadere se la situazione precipitasse e se, dalle minacce si iniziasse a concretizzare l’ipotesi di una nuova guerra globale? Come reagirebbero a quel punto le Borse globali? Si assisterebbe a un crollo generalizzato dei listini o, invece, in questo scenario apocalittico ci sarebbero persino Paesi che si rafforzerebbero?

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A detta degli operatori una delle poche piazze che potrebbe persino guadagnare terreno da questa situazione sarebbe quella di Shanghai che, grafici alla mano, negli ultimi 30 giorni – ossia da quando il regime di Pyongyang ha iniziato a fare una serie di test nucleari e missilistici – è cresciuto del 3,2%. In netta controtendenza rispetto ai principali mercati del resto del globo. Come a dire che da questa crisi internazionale, la Cina potrebbe uscirne addirittura vincitrice aumentando ancora di più il proprio peso nel continente Asiatico. La maggiore parte degli analisti inoltre sembrano convinti che Pechino possa forzare o indurre un compromesso in Corea del Nord, o tramite un’invasione o, più facilmente, tentando la ripresa del dialogo con Kim Jong-un. Una mossa che avrebbe anche il placet di Vladimir Putin. Il presidente russo ha infatti definito “inutili e inefficaci” eventuali ulteriori sanzioni contro il regime di Pyongyang per i suoi test che stanno facendo tremare il mondo. “Se non si sentiranno sicuri” ha aggiunto il leader del Cremlino, “i nordcoreani mangeranno erba piuttosto che abbandonare il loro programma nucleare”. Parole che cozzano con le recenti dichiarazioni di Donald Trump intenzionato a inasprire le sanzioni nei confronti della Corea del Nord.

via Libero

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