Nessun rischio per i conti pubblici e per l’attività della banca centrale, nessun rischio per società finanziarie ed imprese, nessun rischio per i risparmiatori. Avete letto bene: non ‘basso’, ma proprio ‘nessun’ rischio. Questo, stando almeno all’Ofce – l’osservatorio francese sulla congiuntura economica, organismo della prestigiosa università Sciences Po, è lo scenario che si aprirebbe per l’Italia in caso di uscita dall’euro.

Lo studio, condotto da Cédric Durand dell’università Paris 13 insieme a Sébastien Villemot della stessa Sciences Po, già dal titolo – ‘Balance sheets after the EMU: an assessment of the redomination risk’, ovvero ‘Bilanci post unione monetario: una valutazione del rischio ridenominazione’ – prende di petto il tema della rottura della zona euro, nello specifico il problema della trasformazione dei debiti da euro al nuovo corso monetario che potrebbe essere adottato da chi abbandona la moneta unica. Circostanza, quest’ultima, che ha sollevato numerose preoccupazioni specialmente fra chi paventava l’esplosione del debito a causa delle Clausole di azione collettiva, che impedirebbero di ridenominare il debito, il quale resterebbe dunque in un euro sopravvalutato e con non poche difficoltà di rimborso. In realtà così non è, dato che la legge dello Stato – e dunque la moneta che questi adotta – può considerarsi sovraordinata rispetto alle Cac: tesi già confermata in più ambiti e che gli stessi ricercatori francesi fanno loro.

Al di là delle questioni burocratiche è legali, ciò che emerge dallo studio francese è che lo scenario catastrofico che taluni paventano non sembra trovare riscontri. Anzi, nonostante tutto l’Italia è la nazione che più e meglio di altre riuscirebbe a resistere allo scossone del cambio di moneta. Ad uscirne con le ossa rotta sarebbero Grecia e, un po’ a sorpresa, Lussemburgo. Guai anche per l’Irlanda, qualche difficoltà anche per Portogallo e Finlandia, la prima alle prese con gli effetti delle cure dell’austerità e la seconda con una profonda recessione. Rispetto all’Italia, che svetta prima in classifica, si collocano dietro addirittura Germania e Olanda, che totalizzano un livello ‘nessun rischio’ solo per conti pubblici e banche, mentre si profilano ‘bassi rischi’ specialmente per imprese e risparmiatori. Anche fra le economie più forti, insomma, nessuna raggiunge il rischio zero in tutti i settori che gli studiosi francesi attribuiscono al nostro paese.

Filippo Burla – Il Primato Nazionale

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