“Se il dollaro inizia a crollare, l’intero sistema finanziario statunitense lo seguirà”

Mentre l’amministrazione Obama continua ad allontanare quasi tutti, scrive Michael Snyder su The Economic Collapse, un numero crescente di importanti voci internazionali stanno iniziando a chiedersi perché il dollaro USA dovrebbe essere così dominante nel commercio globale.

Negli articoli precedenti, Snyder ha discusso “della strategia russa per la de-dollarizzazione” e il fatto che Gazprom stia chiedendo ai suoi principali clienti di cominciare a pagare in valute diverse dal dollaro. Ma questo, precisa l’autore, non riguarda solo la Russia. Cina e Corea del Sud hanno appena siglato un importante accordo per facilitare gli scambi tra loro utilizzando le proprie valute nazionali, e anche importanti funzionari francesi si interrogano sulla necessità di utilizzare meno il dollaro e più l’euro.

La potenza del dollaro ha permesso a tutti coloro che vivono negli Stati Uniti di godere di un altissimo standard di vita per decenni, ma il potere che ora sta svanendo sta per avere profonde implicazioni per l’economia degli Stati Uniti. Nei prossimi anni il valore del dollaro scenderà sostanzialmente, tutte le merci importate che riempiono i negozi diventeranno molto più costose, e al governo federale costerà sempre di più prendere in prestito denaro. Purtroppo, con i media mainstream che parlano all’infinito di una “ripresa economica”, la maggior parte degli americani non prestano alcuna attenzione a queste cose.

Il gigante petrolifero francese Total è una delle più grandi società energetiche in tutto il mondo. Sabato scorso, il CEO di Total ha fatto una dichiarazione assolutamente incredibile: “Non c’è ragione di pagare il petrolio in dollari”. “Abbandonare il dollaro non sarebbe realistico, ma sarebbe bello se l’euro fosse utilizzato di più”.

Se il CEO di Gazprom avesse fatto una tale affermazione, non avrebbe sorpreso nessuno. Ma a farla è stato invece un amministratore delegato francese di alto profilo. Un decennio fa sarebbe stato impensabile dire una cosa del genere. Molte guerre sono state avviate per molto meno. Tutto il petrolio e il gas naturale acquistati e venduti dal 1970 sono stati pagati in dollari, e questo è un accordo che il governo americano ha tradizionalmente custodito molto gelosamente. Ma ora che la Russia ha rotto il monopolio dei petrodollari, la paura di mettere in discussione lo status del dollaro sembra dissiparsi.

E a questo punto anche i funzionari governativi francesi non hanno paura di discutere la questione pubblicamente, prendendo le distanze dal dollaro statunitense.

Il ministro delle Finanze francese Michel Sapin ha sostenuto che “ora è il momento giusto per rafforzare l’uso dell’euro”, aggiungendo, “vendiamo aeromobili in dollari. È davvero necessario? Io non la penso così”. Attento ad evitare di infastidire i suoi ‘alleati’ oltreoceano, Sapin ha aggiunto “Questa non è una lotta contro l’imperialismo del dollaro”. In realtà è effettivamente una lotta contro l’imperialismo del dollaro, proprio come più di 40 anni fa, quando i francesi hanno sfidato Nixon.

Allora, perché i francesi sono improvvisamente così infastiditi?

Potrebbe essere l’ammenda da quasi 9 miliardi di dollari inflitta da Washington alla più grande banca francese?

Le dichiarazioni francesi arrivano, infatti, una settimana dopo che la BNP Paribas (BNP) è stata multata di 8,97 miliardi dollari dalle autorità statunitensi per aver effettuato operazioni in dollari con paesi soggetti a sanzioni americane. L’ammenda ha stimolato il dibattito in Francia sul diritto degli Stati Uniti di estendere la portata dei loro regolamenti oltre i confini nazionali.

Questo è ancora un altro esempio di come l’amministrazione Obama sta alienando i suoi amici in tutto il mondo.

In realtà, non sembra esserci nessuno che l’amministrazione Obama abbia paura di sfidare. Solo un paio di giorni fa, la stampa tedesca è esplosa di rabbia quando la Germania ha arrestato una spia degli Stati Uniti .

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E, naturalmente, le relazioni americane con la Russia sono probabilmente al loro minimo storico dalla fine della guerra fredda. E mentre i russi stanno rapidamente abbandonando il dollaro USA, sembrano intenzionati a portare con loro il resto dei paesi BRICS.

Come si legge in un articolo di Voice of Russia, “Abbiamo fatto un sacco di lavoro sull’accordo per sostituire il dollaro con rubli e yuan al fine di facilitare il finanziamento del commercio. Ho una riunione la prossima settimana a Pechino “, ha detto casualmente, lasciando poi cadere la notizia: “Stiamo discutendo con la Cina ed i nostri partners BRICS l’istituzione di un sistema di scambi multilaterali che permetterà di trasferire le risorse a uno o ad un altro paese, se necessario. Una parte delle riserve valutarie può essere diretto al nuovo sistema. ”

Lo scambio di valute tra le banche centrali dei paesi BRICS faciliterà il finanziamento del commercio, bypassando completamente il dollaro. Allo stesso tempo, il nuovo sistema potrà anche agire come un sostituto de facto del Fondo monetario internazionale, perché permetterà ai membri dell’alleanza di indirizzare le risorse per finanziare i paesi più deboli. Un bonus importante, derivante da questo sistema “quasi-Fmi”, permetterà ai BRICS di utilizzare una parte (molto probabilmente la “parte in dollari”) delle proprie riserve valutarie per sostenerlo, riducendo drasticamente la quantità di strumenti in dollari acquistati da alcuni dei più grandi creditori stranieri degli Stati Uniti.”

Naturalmente il giocatore economico chiave nell’ alleanza con i BRICS è la Cina.

La Cina darà quindi seguito ad una strategia di “de-dollarizzazione” ?

È da tempo che la Cina si sta muovendo per diventare più indipendente dal dollaro ed è stato appena annunciato che la Cina e la Corea del Sud hanno firmato un accordo che regolerà il commercio tra le due nazioni nelle rispettive valute nazionali.

L’annuncio è arrivato mentre il presidente cinese Xi Jinping era in visita in Corea del Sud. La Cina sta cercando di incoraggiare l’sudo dello yuan – noto anche come renminbi – a livello internazionale, in linea con lo status del paese come seconda più grande economia del mondo dopo gli Stati Uniti.

Purtroppo, la maggior parte degli americani non si preoccupano di tutto questo, sostiene Snyder.

Non capiscono che sempre più dollari sono utilizzati al di fuori degli Stati Uniti rispetto all’interno. Poiché la maggior parte del resto del mondo usa il dollaro nel commercio, questo ha creato una enorme quantità di domanda artificiale per la valuta americana. In altre parole, il valore del dollaro è molto superiore a quello che altrimenti sarebbe, e questo ha permesso agli Usa di importare migliaia di miliardi di dollari di prodotti a prezzi irrisori. Il tenore di vita di cui oggi gli americani godono è fortemente dipendente dalla conservazione di questo status.

E la capacità di finanziare il governo federale ed i governi statali e locali è fortemente dipendente dal fatto che il resto del pianeta presta agli Usa dollari per quasi nulla. Se Washington avesse dovuto pagare tassi di mercato realistici per prendere in prestito questo denaro, le finanze del governo federale sarebbe già crollate da tempo.

Quindi è assolutamente indispensabile per il benessere economico statunitense che questa tendenza verso la “de-dollarizzazione” non acceleri ulteriormente. Il resto del mondo potrebbe fare del male agli Usa decidendo di smettere di usare il dollaro, e il fatto che l’amministrazione Obama stia antagonizzando sia amici che nemici in tutto il mondo rende tutto più probabile

Viviamo in tempi molto pericolosi, e il dollaro è più vulnerabile di quanto non lo è mai stato negli ultimi decenni. Se il dollaro inizia a crollare, l’intero sistema finanziario statunitense lo seguirà, conclude Michael Snyder.

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