La scalata della violenza a Gaza riduce fortemente le possibilità di risolvere la crisi in modo pacifico. Le Parti in conflitto stanno dimostrando di essere pronti a passare ad una guerra a tutto campo.

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La campagna militare, che in un primo tempo si riduceva allo scambio di attacchi a distanza, è passata alla fase dei combattimenti terrestri. Subito è bruscamente aumentato il numero delle vittime. In Israele si contano a decine (un fatto senza precedenti per lo Stato ebraico sin dai tempi della Seconda Guerra Libanese del 2006) e a centinaia in Palestina. Un dramma particolare consiste nel fatto che tra le vittime umane ci sono molti donne e bambini che sicuramente non sono estremisti palestinesi. Dice il politologo palestinese Atef Abu Saif, testimone oculare degli avvenimenti:
Nell’arco di due settimane a Gaza continuano le uccisioni, incursioni aeree, distruzioni. Si fa ricorso a tutti i tipi di armi di produzione israeliana ed americana – missili, carri armati, aerei. Più di 500 persone sono morte, più di 300 ne sono rimaste ferite. 700 case sono in rovina, 2000 edifici richiedono interventi consistenti.
Non si conosce il numero esatto delle persone che hanno subito danni nel corso dell’operazione in ash-Shugiayana, antica zona nell’est di Gaza. Tra i morti si lamentano medici che erano impegnati a fornire assistenza ai feriti.
Gaza si trova sull’orlo di un disastro umanitario. Comprendiamo molto bene che l’obiettivo di codesta operazione sterminare il popolo palestinese. Si sta facendo di tutto per costringere con la forza i palestinesi a lasciare le loro case. Israele sta distruggendo uomini, case, aree agrarie. A Gaza ci sono gravi problemi di approvvigionamento elettrico, nelle case la luce elettrica c’è solo tre ore durante il giorno. Il numero di rifugiati tocca quota 60 mila. Dei 200 mila abitanti della zona di ash-Shugiayana 40 mila hanno già lasciato le loro case per scappare e mettersi in salvo. Gli ospedali sono in uno stato deplorevole, non ci sono né medicinali, né attrezzature richieste per fornire assistenza alla gente. Gli ospedali e le scuole si sono trasformati in centri per la sistemazione di profughi.
L’ampiezza delle perdite e sofferenze che ha subito la popolazione di Gaza esige un intervento immediato della comunità internazionale, – si ritiene a Mosca. La nuova pericolosa spirale di violenza ha dimostrato con tutta evidenza la necessità di un cessate il fuoco, – sottolinea il Ministero degli Esteri della Russia. Ma le Parti sono risolute ad andare fino in fondo.
I militari israeliani si propongono di allargare l’operazione di combattimento a Gaza finché non avranno assolto tutti i compiti loro assegnati. Tel Aviv riconosce che l’operazione è tutt’altro che semplice, non mancano le situazioni complesse. Tuttavia, a giudicare dai fatti, gli israeliani sono pronti ad affrontare le perdite, comprese quelle relative alla reputazione. Il Movimento Hamas si rifiuta di tornare allo status-quo pre-guerra, ossia rinuncia alla tregua senza che sia garantita la fine dell’assedio imposto ai confini di Gaza nonché il rilascio dei compagni di lotta che gli israeliani avevano fermato in precedenza in Cisgiordania. Come ha dichiarato recentemente il leader di Hamas a Gaza, ex primo ministro Ismail Haniya, “non possiamo tornare indietro e non accetteremo più una morte lenta”. Peraltro, Hamas può trarre un vantaggio dall’ulteriore scalata del conflitto,- ritiene l’ esperto di Medio Oriente Serghey Sereghichev, docente alla RGGU (Università Statale Russa di Scienze Umane di Mosca):
In tutti questi anni HAMAS, nonostante le dichiarazioni di pace, accresceva il suo potenziale militare e perfezionava le vecchie gallerie. Tutta l’area della Striscia di Gaza è piena di vie di collegamento per cui si spostano i combattenti di Hamas. Per chiudere codeste tane ci vogliono forze consistenti, anzi questi lavori sono accompagnati da ingenti perdite.
HAMAS non ha cambiato lo scopo della sua esistenza. Esso ritiene che lo Stato israeliano debba essere eliminato. HAMAS è in grado di impedire gli attacchi missilistici ad Israele da Gaza, ma ciò non avviene. Perché la scalata dei combattimenti risulta vantaggiosa a HAMAS stesso per mantenere la sua reputazione di irriducibile nemico di Israele.
Tutta la complessità della situazione consiste nel fatto che il problema HAMAS non può essere risolto con mezzi militari. Per distruggere l’infrastruttura dei terroristi occorrerà un’occupazione di lunga durata che implica gravi perdite. Una guerra totale contro questa organizzazione equivarrebbe al genocidio di tutto il popolo palestinese,- ritiene Serghey Sereghichev:
L’arma più spaventosa in possesso di HAMAS è rappresentata dalla sua ideologia e non dai missili Kassam. In questo senso agli israeliani non mancheranno grossi problemi. Alla tv palestinese anche i cartoni animati per ragazzi li educano all’odio per Israele. Sin dall’infanzia agli abitanti di Gaza e della Cisgiordania si danno consigli pratici per la lotta contro il nemico. È difficile fare qualcosa con questa ideologia poiché coloro che sono impegnati nel lavaggio dei cervelli dei giovani palestinesi non vogliono rinunciare a questa impresa redditizia.
Secondo le parole di Mikhail Marghelov, presidente del Comitato Esteri del Consiglio della Federazione, a Gaza vi sono diversi raggruppamenti alcuni dei quali anche non si contattano tra di loro. Perciò gli israeliani sono costretti a lottare contro la conseguenza e non contro la causa. Attualmente stanno tentando di arrecare ai palestinese il maggiore danno possibile per neutralizzare, se non la volontà, almeno la capacità fisica alla resistenza. Non appena il Governo israeliano avrà deciso che il danno arrecato risulta sufficiente, e i leader di HAMAS avranno deciso che è troppo grave, essi permetteranno alla comunità mondiale e ai mediatori internazionali di farsi convincere di scendere a compromesso.

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