All’ombra del referendum sull’autodeterminazione della Scozia un’altra emergenza si evidenzia sulla sorte dell’Unione europea. I leader dell’UE hanno preso la decisione finale di rinviare a tempo indeterminato il vertice economico che avrebbe dovuto essere la chiave dell’attuale semestre di presidenza italiana.

La versione ufficiale è che l’agenda è sovraccarica. Tuttavia, nelle hall di Bruxelles si vocifera che l’assenza dei leader europei dipende dalla impossibilità di capire cosa fare con l’economia europea.

L’idea era di organizzare nel mese di ottobre un vertice di emergenza per gli affari economici dell’Unione europea presentata dal presidente francese Francois Hollande e dal primo ministro italiano Matteo Renzi. Hanno offerto ai colleghi di discutere le prospettive per l’area euro deteriorata e in particolare il problema della disoccupazione. I recenti dati dell’agenzia Eurostat mostrano che, nonostante gli sforzi, non è possibile invertire la situazione socio – economica dell’UE. Il numero dei disoccupati nell’Unione Europea nel mese di giugno è di 25 milioni di persone pari ad un tasso di disoccupazione del 10,2%. Rispetto a maggio la situazione è migliorata dello 0,1%. Un simile “progresso” è stato registrato anche nella zona euro che passa dall’11,6% al 11,5%. Allo stesso tempo, Eurostat non rivela alcuna fretta nel pubblicare i dati più recenti.

In realtà, rimane fermo lo sviluppo economico della zona euro. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) nel suo ultimo rapporto ha definito la situazione economica nella zona euro un peso per l’economia globale pesando ancor più che i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente o l’incertezza riguardo la Scozia. Il rapporto prevede che il PIL della zona euro crescerà nel 2014 dello 0,8%, mentre a maggio era prevista una crescita dell’1,2%. Per raffronto negli Stati Uniti si attende una crescita del 2 – 2,2% del PIL. La continua crescita lenta nell’area dell’euro è il fattore più preoccupante nelle previsioni cita esperti dell’OCSE l’agenzia AFP. In questo caso, obiettivi rischi finanziari ed economici per l’Unione europea rimangono, ha ricordato a “Rossiya Segodnya” l’esperto dell’Istituto per l’Europa Vladislav Belov:

I mercati mondiali sono ancora incerti. Di conseguenza si ha una riduzione della domanda esterna. Si deve ricordare che l’economia europea ha particolari risorse interne per un cambiamento qualitativo della situazione.

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La decisione presa dai leader europei a fine agosto nel tenere nel mese di ottobre uno speciale vertice economico, sembrava logica. Tuttavia, in base alle informazioni disponibili, il forum è stato annullato a causa della dura presa di posizione della cancelliera Angela Merkel. È contraria a Francia e Italia che hanno proposto misure per promuovere la crescita economica e creare nuovi posti di lavoro violando i principi degli equilibri di bilancio. E Bruxelles non può permettersi di tenere un vertice che testimoni le divisioni politiche.

Nel frattempo l’Unione Europea, come misura chiave anti crisi, continua a pompare denaro nel sistema bancario. La Banca centrale europea (BCE) ha fornito alle banche 82 miliardi e 600 milioni di euro per l’attuazione delle operazioni di rifinanziamento a lungo termine (TLTRO). Secondo il Wall Street Journal, la BCE quest’anno intende assegnare alle banche, per l’attuazione di tali operazioni, 400 miliardi di euro. Ma tali politiche soddisfano poco gli obiettivi della lotta alla disoccupazione, ha detto il capo del dipartimento operazioni attive della banca russa Finansovy Standard, Roman Andreev:

Gli sforzi compiuti dalla dirigenza dell’Unione europea non trovano risposta reale nella sfera sociale. L’errore delle autorità dell’UE è che esse finanziano principalmente le banche nella speranza che le banche concedano prestiti alle piccole e medie imprese. E queste, a loro volta, espandano le proprie attività ed assumano lavoratori. Ma nelle condizioni complesse e contraddittorie di oggi le società finanziarie si stanno muovendo verso la riduzione dei costi, compresa la riduzione del personale.

C’è un’altra ragione per la riluttanza della leadership dell’UE nel sollevare le questioni finanziarie ed economiche. Prima o poi sarà inevitabile un dibattito sulla questione della guerra delle sanzioni con la Russia. L’importo esatto delle perdite dell’UE a causa della politica anti Russia imposta da Washington deve ancora essere valutato. Gli esperti dell’organizzazione internazionale International Trade Center stanno già parlando di circa 10 miliardi di euro. E un certo numero di Stati membri dell’UE: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Grecia, Cipro, hanno inevitabilmente rimesso al vertice la questione suicida delle politiche anti Russia dell’UE.

E così la leadership dell’Unione Europea si è presa una pausa sulle questioni pericolose. Il portavoce del governo francese Stephane Le Foll ha spiegato cosa sta succedendo sulla “questione tempo”, La presidenza italiana dell’UE ha voluto rinviare il calendario del vertice a causa degli argomenti posti all’ordine del giorno. Non c’è altra ragione, ha detto diplomaticamente. Ma è proprio questo il caso in cui i politici non dovrebbero credere a una parola. E, soprattutto, la politica dello struzzo dell’UE nell’affrontare i problemi della zona euro non va via.

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