Dimenticate le purghe degli oppositori e il massacro dei curdi. “Lady Pesc” esegue l’ordine di Frau Merkel

Non son passati neppure due mesi, ma l’Unione Europea e il suo Alto Rappresentante per la Politica Estera Federica Mogherini hanno già scordato e perdonato tutto.

Dimenticato i 35mila oppositori sbattuti in galera senza uno straccio di prova dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo il fallito golpe del 15 luglio. Perdonate le baldanzose dichiarazioni del presidente sull’inevitabile ritorno alla pena di morte. Ridimensionate e cancellate le immagini di una Istanbul dove i guardiani della rettitudine islamica fedeli al presidente minacciavano le donne vestite all’occidentale. E all’archivio sembrano destinate anche le dichiarazioni del 21 luglio quando – dopo la sospensione da parte di Ankara della Convenzione europea sui Diritti dell’Uomo – l’Alta Rappresentante a Bruxelles trovò il coraggio di ricordare a Erdogan che «i diritti fondamentali sono inalienabili». Quelle parole evidentemente non contavano e non valevano nulla perché Federica Mogherini, da oggi in missione ufficiale ad Ankara, è pronta a baciare la pantofola del Sultano e a porgergli le sue reverenti scuse promettendogli un’adeguata e pronta sottomissione a nome di tutto il Vecchio Continente. Magari concedendo a 70 milioni di turchi quell’accesso senza visto ai confini europei e allo spazio Schengen in mancanza del quale Erdogan minaccia di rompere l’accordo sui profughi e sommergerci con nuovo «tsunami» migratorio.

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Per comprendere gli obbiettivi della missione di una Mogherini pronta a incontrare, assieme al responsabile per l’«allargamento Ue» Johannes Hahn, il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuolu e il responsabile per i rapporti con la Ue Ömer Çelik non occorre, del resto, neppure attendere le odierne ritualità. Consapevole di aver, in passato, infastidito il Sultano, l’Alta Rappresentante ha già recitato un «mea culpa» preventivo il 3 settembre scorso in occasione dell’incontro dei ministri degli esteri dell’Unione Europea di Bratislava. «Esprimiamo – dichiara in quell’occasione l’imperturbabile Lady Pesc – piena solidarietà e simpatia nei confronti del popolo turco, delle istituzioni della Turchia e il più profondo rispetto per come le istituzioni e il popolo sono rimasti uniti, compresa l’opposizione, per difendere la democrazia da un tentato golpe». A leggere la dichiarazione la Turchia sembra, insomma, una democrazia compiuta, probabilmente pronta, vista la presenza al fianco della Mogherini del Commissario per l’Allargamento, a mettere mezzo piede in Europa. Certo una parola a discolpa della Mogherini bisogna pronunciarla. Nell’ambito della missione odierna la nostra «lady Pesc» è soltanto una mera esecutrice, una semplice interprete delle disposizioni ricevute non tanto dalla Commissione, ma dall’unico vero e indiscusso leader europeo, ovvero da quella Angela Merkel che – dopo la batosta elettorale di domenica scorsa – ha un disperato bisogno della complicità di Erdogan per tener lontani i profughi dalle proprie frontiere. Al nostro Commissario è richiesto soltanto di far presenza e completare l’umiliante opera di ricucitura con il Sultano avviata dal capo della Commissione esteri del Parlamento Europeo Elmar Brok. L’eurodeputato tedesco – membro, guarda caso, del partito della Merkel – ha guidato, già a fine agosto, la prima missione ufficiale della Ue in Turchia dopo il golpe. Una missione durante la quale ha giurato sull’autenticità del complotto contro Erdogan e ha difeso a spada tratta il presidente turco garantendo che in Turchia non verrà mai reintrodotta la pena di morte. Ora a Federica Mogherini è solo chiesto di completar l’opera. Deve solo chiudere gli occhi e sforzarsi di dimenticare la legge antiterrorismo, in evidente contrasto con ogni regola del diritto europeo, utilizzata da Erdogan per far piazza pulita di tutti gli oppositori. Deve fingere di non conoscere l’eccidio dei curdi massacrati dentro e oltre la frontiera. Deve abiurare il proprio passato di giovane militante del Partito Democratico cresciuta a pane e diritti civili. Che tanto un posticino al caldo a Bruxelles val bene 35mila galeotti e qualche migliaio di morti.

Fonte: Il Giornale

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