“Da parte russa abbiamo assistito ad esercitazioni su larga scala e ad attività provocatorie vicino ai nostri confini. Abbiamo visto che armi nucleari tattiche sono ormai la norma nelle esercitazioni russe e abbiamo anche ascoltato l’irresponsabile retorica sulle armi nucleari degli ufficiali russi che parlano della regione baltica come del loro ‘cortile’, della loro ‘area di influenza’”.

Il virgolettato è parte del discorso che il Ministro della Difesa svedese, il social-democratico Peter Hultqvist ha tenuto lo scorso 26 agosto in occasione delle celebrazioni per i 90 anni della Svenska flygvapnet (Aeronautica).

Parole che lasciano di stucco, in particolare perché vengono da una nazione, la Svezia, per anni lontana dall’idea di entrare nell’Alleanza Atlantica e che ora, invece, punta ad un ammodernamento dei suoi sistemi militari, come confermato dalla recente esrcitazione congiunta italo-svedese al Vidsel Test Range.

Secondo il nostro Ministero della Difesa, infatti, la Svezia si sta impegnando ad adottare “standard e procedure Nato, implementate attraverso una partecipazione convinta e attiva al programma PfP, Partecipazione congiunta alle Operazioni Joint Enterprise nei Balcani, ISAF in Afghanistan e Althea in Bosnia Erzegovina e alle missioni ONU in Kosovo, India, Pakistan e Sudan. La cooperazione militare nel settore degli armamenti tra Italia e Svezia è regolata dall’Accordo bilaterale (MoU), sottoscritto a Stoccolma il 18 aprile 1997”.

Durante l’esercitazione, alla quale hanno partecipato i militari del 5° Reggimento Artiglieria Terrestre “Superga”, è stato testato il sistema d’arma MLRS-I, razzo a guida GPS prodotto dalla Lockheed, fra gli armamenti più potenti in mano alle forze Nato. Dunque, un equipaggiamento efficace per un Paese che cerca di limitare le provocazioni del vicino, partendo proprio dal potenziamento delle forze armate. Ancora Hultqvist: “Per la prima volta dopo anni il governo svedese, con l’ampio sostegno del parlamento, ha deciso di incrementare le spese per la difesa. Un segno chiaro, questo, di quanto il governo consideri gravi gli sviluppi nella nostra regione e il deterioramento della situazione politico-militare svedese”.

Situazione aggravata, secondo il Ministro, dall’aggressività del Cremlino, manifestatasi “con velivoli russi che compiono azioni pericolose sul Mar Baltico. Non importa la nazionalità della nave o dell’aero, tali azioni vanno condannate. Dobbiamo ridurre i rischi ed aumentare la fiducia. Priorità è quella di accrescere la preparazione delle Forze Armate, nonché sviluppare un nuovo concetto di Difesa Totale, che includa sia la difesa militare sia quella civile”.

In effetti, agli inizi del maggio scorso la Marina di Mosca ha compiuto una serie di esercitazioni anfibie nell’enclave di Kaliningrad; l’hoovercraft “Mordovia” ha appoggiato sbarchi della fanteria di marina. Tre settimane più tardi, il parlamento di Stoccolma ha ratificato il Memorandum del 4 settembre 2014 sul programma Host Nation Support Agreement – HNSA, cioè Accordo di sostegno del Paese ospitante con la NATO, sottoscrivendo anche una collaborazione con i paesi del Stratcom COE (Strategic Communications Centre of Excellence), programma del quale fanno parte anche Lituania e Polonia, paesi vicini a Russia e Svezia e tradizionalmente non in buoni rapporti con Mosca.

Ma può un war game del Cremlino essere sufficiente a spingere il Riksdag ad accelerare il processo di avvicinamento alla Nato? Appresa la notizia della ratifica di HNSA, Russia Todayscrive che secondo Mosca “l’Alleanza Atlantica ha usato la minaccia russa per avvicinare i Paesi neutrali, fomentando in Europa un’isteria anti-russa volta a giustificare l’aumento delle spese militari”.Isteria dunque? O improvvisa (e inaspettata) vocazione guerresca di un esecutivo socialdemocratico? Nessuna delle due cose.

Infatti, forze armate efficienti e preparate garantiscono ad un paese credibilità e peso internazionale, specie quando quel paese è “vicino di casa” del principale antagonista della Nato. La Svezia, quindi, mira a proporsi come garante degli interessi dell’Alleanza nell’area baltica, scopo che cerca di raggiungere allineandosi agli standard del blocco atlantico e unendosi al coro di condanna al militarismo di Putin.

Fonte: qui

loading...