In una campagna presidenziale inusualmente centrata sulla politica estera, Donald Trump ha lanciato roboanti dichiarazioni su praticamente ogni stato del mondo: la Cina (vedasi il video virale “Trump says China”), l’Arabia saudita (che lo odia), la Russia (che lo ama), persino la Corea del Nord (con cui vuole avviare un dialogo). Brilla, per la sua assenza, l’Europa, per la quale il neopresidente nutre un totale disinteresse che talora sconfina nel disprezzo. Ma è ovvio: gli Stati sunnominati sono l’altro, con cui bisogna combattere o allearsi. L’Ue è vista come trascurabile periferia del medesimo. Russia e Cina sono i vicini: puoi battere la scopa sul muro per far loro abbassare lo stereo o portare una torta di mele, ma devi comunque prenderli in considerazione; gli europei sono i nipotini ritardati che giocano in giardino: devi solo strigliarli di tanto in tanto e poi tornare a occuparti delle cose da adulti.

L’unica posizione rilevante di Trump per il nostro continente è l’annunciato ridimensionamento della Nato, peraltro non voluto per ragioni di sovranità dei popoli, bensì per questioni vagamente camorristiche: devo difenderti con il mio ombrello militare? Prima voglio vedere se hai pagato le tue quote, altrimenti ti arrangi. Ma a noi potrebbe andare bene anche così: un’America che si disinteressa di noi e la Nato che si leva dai piedi, non è quello che abbiamo sempre voluto? Sì e no. Nel senso che se la perdita di centralità dell’Europa è un fatto, l’isolazionismo di Trump è una bella idea di un vulcanico personaggio che ora dovrà gestire un imper(ialism)o mondiale. E che succede se poi l’America trumpiana non si isola affatto, ma continua a gestire il suo potere senza l’Europa e contro l’Europa?

È assolutamente interessante, per esempio, la dichiarata volontà del politico conservatore di operare un disgelo e una collaborazione con la Russia di Putin. Benissimo. Ma in questo quadro noi che ruolo abbiamo? Le comparse, nel migliore dei casi. Perché non basta “stare con Putin”, bisogna capire con che regole di ingaggio, a che scopo e per quali interessi ci si sta. Del resto l’a-europeismo, se non l’anti-europeismo, di Trump non è neanche colpa sua. Siamo semplicemente noi stessi a esserci posti in una posizione di irrilevanza assoluta. Che farebbe Trump a fronte di un’Europa sovrana? Non lo sappiamo, perché il problema, purtroppo, non si pone. E allora, al solito, il problema è tutto nostro. Siamo stati fra i pochi, in Italia, ad aver salutato con un sorriso la vittoria del tycoon. Il sorriso lo confermiamo, ma né Putin né Trump né nessun altro può sollevarci dal compito di essere noi stessi e autodeterminare il nostro destino. Questo deve essere chiaro sempre e comunque, affinché quel sorriso non diventi il tipico sintomo dell’idiozia.

Adriano Scianca – Il Primato Nazionale

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