Italia come Cipro. Almeno stando ai «voti» espressi dalla Commissione europea sulle lettere inviate dai governi ai quali Bruxelles aveva chiesto informazioni e assicurazioni in relazione ai Documenti programmatici di bilancio. Finora hanno risposto in cinque alle richieste di spiegazioni: tre vengono considerate costruttive. Mentre la missiva firmata dal ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan, insieme con quella cipriota, si è beccata il cartellino giallo (sono appunto le due meno costruttive).

Una tegola per il governo di Matteo Renzi che ieri ha riunito un consiglio dei ministri straordinario sulla nuova emergenza legata al terremoto. Su questo punto è aperta una partita parallela e il fatto che la Commissione sia insoddisfatta dalla risposta ricevuta da Padoan non implica una automatica chiusura sul fronte delle emergenze.

Su questo punto, si studiano varie soluzioni e una strada percorribile per finanziare il riassetto anti-sismico scontando le spese dai calcoli del deficit per l’ applicazione del patto di stabilità ci sarebbe: l’ Italia potrebbe passare attraverso il Fondo Ue per gli investimenti strategici e i contributi pubblici ai progetti. Ragion per cui, a Bruxelles considerano populismo a buon mercato l’ accusa rivolta alla Commissione di porre ostacoli alla ricostruzione delle infrastrutture.

Resta il braccio di ferro sul piano di rientro dal disavanzo e sul raggiungimento degli obiettivi del patto di stabilità. Finora Roma e Bruxelles sono divise da uno 0,1%; 2,2% è il rapporto deficit pil chiesto dall’ Ue e 2,3% quello messo nero su bianco dal governo con la legge di bilancio. Oggi, altro round.

Non ci si attende alcuna bocciatura, con una richiesta al governo di correggere la manovra. Del resto, sarebbe una decisione di rottura, mai presa finora verso uno Stato membro ed esclusa in partenza dal presidente, Jean Claude Juncker. Ma di qui al 16 novembre, quando sarà pubblicata l’ opinione della Commissione sulla legge di bilancio, il negoziato sarà serrato: ogni tappa sarà durissima, l’ esito non è scontato. Per Renzi questa battaglia corre il rischio di trasformarsi in una via crucis logorante nel mezzo della campagna elettorale per il referendum costituzionale del 4 dicembre.

Come se non bastasse il duello sul ddl bilancio arrivato solo ieri in Parlamento. A due settimane dall’ ok del Cdm, il testo della manovra è formalmente stato presentato a Montecitorio. Domani parte la sfilata di enti, sindacati e associazioni di categoria. Ma l’ audizione più attesa è quella di Rossella Orlandi.

La posizione del direttore dell’ agenzia delle Entrate è a rischio. Lei, nominata in quota «Vincenzo Visco», pare destinata a lasciare il posto all’ attuale ad di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, considerato «vicino» al premier. Il quale sa che uno dei gangli con cui si controlla il Paese è proprio l’ amministrazione finanziaria.

Lì si decidono le sorti dei grandi e dei piccoli gruppi imprenditoriali, lì si dialoga con i colossi internazionali. E ora che il governo ha unito riscossione e accertamento, la guida delle Entrate è cruciale. Il potere è (quasi) tutto nelle tasse, soprattutto quelle non pagate.

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