Come si sviluppa l’umanità? Gianfranco La Grassa in un breve saggio –“Tarzan vs Robinson” – propone un’analisi originale sulle dinamiche che caratterizzano i rapporti umani e lo sviluppo delle società. Oggi la teoria dell’equilibrio è dominante. Il prezzo sul mercato si determina al punto di incrocio fra domanda e offerta, dunque nella creazione di un equilibrio, le società “felici” sono quelle stabili, statiche. Dunque la ricerca di un modo perfetto presuppone il perseguimento di questo equilibrio e la tendenza, tipica, di molti pensatori, di cristallizzare una situazione o di ritenere una formula economica o sociale valida per sempre. Trovare una Verità assoluta e eterna, in fondo, è da sempre un’ambizione umana. E da sempre è fallace: nessuna civiltà fino ad oggi è riuscita a mantenere una tensione morale e intellettuale tale da permetterle di resistere all’usura del tempo.

Dunque lo studio del modo in cui l’uomo si comporta dovrebbe contemplare un presupposto diverso: non è l’equilibrio il mantra della felicità e nemmeno la lente per leggere la realtà che ci circonda , bensì il suo opposto, lo squilibrio, che è innato nell’uomo sia in quanto individuo sia in quanto essere sociale.

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La Grassa è uno studioso del marxismo, intellettualmente  libero, e in quanto tale critico sia nei confronti della maggior parte degli economisti di sinistra sia di quelli liberali. In estrema sintesi il messaggio che si ricava dal suo breve saggio è che il capitalismo nella sua fase odierna stia generando nuovi ampi squilibri, che le élites al potere tendono a ignorare o a relativizzare, nel presupposto che l’attuale configurazione economica non abbia alternative. Ma proprio questo presupposto rischia di essere fallace, perché i rapporti sociali si basano sul conflitto, sulla tendenza dei diversi soggetti sociali a conseguire una supremazia e dall’incapacità di mantenerla.

Scrive La Grassa: “Chi si batte per il rovesciamento del vecchio equilibrio e per il conseguimento del nuovo tende, malgrado possa essere avvertito del pericolo, a presentare quest’ultimo come un punto finale, come “il migliore dei mondi possibile“.

E qual è il pericolo? Quello, una volta conquistato il potere, della “cristallizzazione e del possibile invecchiamento precoce del pensiero e dell’azione“.

Così, in fondo, è caduta l’Unione Sovietica, così sono crollati tutti i grandi imperi della storia.

A mio giudizio questo è il rischio che corrono oggi gli Stati Uniti, la cui classe dominante si sta dimostrando sempre più pericolosamente inadeguata per effetto di un rapido processo di ossidazione.

Ne consegue una domanda: anche il capitalismo, anche l’economia di mercato corrono questo pericolo?

Dal Blog di Marcello Foa

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