La politica antirussa degli USA e dell’Unione Europea implica la riformattazione di tutta l’area euroasiatica. La Turchia può svolgere un ruolo attivo nei relativi processi. I dirigenti turchi hanno già dichiarato la disponibilità a creare una zona di libero scambio con i paesi dell’Unione economica euroasiatica (UEEA).

La formazione in Turchia, in base ai risultati delle prime elezioni presidenziali a suffragio universale nella storia del paese, del “nuovo vecchio” team con a capo il presidente Recep Tayyip Erdogan e il suo più stretto compagno di idee premier Ahmet Davutoğlu, ha conferito alla struttura politica interna la necessaria solidità. Ciò ha dato un nuovo impulso all’attività del paese in politica estera che tiene conto di tutte le nuovissime realtà geopolitiche.

La principale di queste realtà, che aprono nuove prospettive davanti alla Turchia, è la crisi ucraina con le sue conseguenze. La linea antirussa di Washington e di Bruxelles ha posto all’ordine del giorno la questione della formazione ad est dall’Ue di nuovi modelli di integrazione. Vista l’ostinata riluttanza dei dirigenti dell’Ue a vedere la Turchia nelle proprie file, non meraviglia affatto il desiderio della parte turca di riempire il vuoto commerciale, economico e politico.

All’incontro del G20 in Austrialia la Turchia ha dichiarato la propria intenzione di creare una zona di scambio libero con i paesi dell’UEEA. Proprio una cooperazione multilaterale di Mosca ed Ankara nella sfera commerciale ed economica è capace di diventare la base per l’estensione dello spazio imprenditoriale dell’UEEA (Russia, Bielorussia, Kazakhstan) oltre il territorio della ex Unione Sovietica. Nel 2013 l’interscambio bilaterale tra Russia e Turchia ha raggiunto la cifra record di 32,7 miliardi di dollari. Nel 2020 l’interscambio deve ammontare a 100 miliardi di dollari.

Il fattore chiave che costringe la Turchia a cercare nuovi partner rimane la sua dipendenza dall’import degli idrocarburi. Attualmente le loro importazioni costituiscono il 90% del petrolio consumato nel paese e il 98% del gas. Stando agli esperti locali, il fabbisogno di idrocarbuti aumenta annualmente di circa il 5% e questa tendenza si conserverà per almeno 15 prossimi anni. Questo fattore contribuisce al rafforzamento della cooperazione tra Turchia e Russia, che si sviluppa non solo nella sfera della fornitura degli idrocarburi russi.

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Si tratta, in particolare, della partecipazione della Russia alla costruzione della centrale nucleare presso la città turca di Mersin dalla potenza complessiva di 4,8 gigawatt. Inoltre, la compagnia russa ОАО “Inter RAO EES” possiede il 90% delle azioni della compagnia turca Trakya Elektrik Uretim ve Ticaret A.S. Infine, non bisogna sottovalutare i vantaggi infrastrutturali della Turchia situata all’incrocio delle principali arterie di trasporto dell’Europa, della zona del Mar Nero, del Caucaso e dell’Asia Centrale. Non per caso la Turchia manifesta ultimamente un attivo interesse verso la partecipazione a pieno diritto ad un’altra struttuta integrazionstica euroasiatica, ossia all’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (OSC), ha fatto ricordare a “La Voce della Russia” Stanislav Tarasov, direttore del Centro di ricerche “Medio Oriente–Caucaso” presso l’Istituto internazionale di studi sugli Stati moderni:

A suo tempo il summiti dell’OSC ha concesso alla Turchia lo status di “partner per il dialogo”. Ma allora i politici e media turchi non hanno attribuito una particolare importanza a questo fatto. Ultimamente, invece, la Turchia ha attivizzato i propri sforzi verso l’integrazione nell’OSC.

Tuttavia non bisogna sopravvalutare neanche le prospettive di riorientamento della Turchia, membro attivo della NATO, verso l’integrazione euroasiatica. In quest’area operano, infatti, anche altri giocatori influenti, ha detto a “La Voce della Russia” Vitalij Naumkin, direttore dell’Istituto di orientalistica:

È comprensibile il desiderio della Turchia di partecipare in diversi formati ai processi integrazionistici sia nell’area europea che in quella asiatica. Tuttavia tali processi prevedono il passaggio, da parte del paese, di alcune fasi. Inoltre, è necessario tener conto degli interessi di altri Stati. Nel caso nell’OSCE sono, in particolare, l’India e il Pakistan.

Ma la relativa tendenza è ben evidente. I dirigenti turchi si sono già detti disposti a passare ai pagamenti in valute nazionali con la Russia. Risulta quindi che l’Unione Europea con la sua politica miope si crea ancora un influente concorrente economico e commerciale. A sua volta, la partecipazione della Turchia contemporaneamente ai meccanismi dell’Ue, della NATO, dell’OSC e dell’UEEA apre per Ankara e per Mosca un largo spazio di manovra.
Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_09_05/Marcia-turca-a-quattro-3973/

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