Un editoriale che si ricorderà, firmato dal fiero alfiere pentastellato Marco Travaglio, che punta il dito contro le Cinque Stelle che “stanno a guardare”. Il vicedirettore del Fatto Quotidiano tira in ballo un vecchio articolo di Indro Montanelli, “Il tricheco di sinistra”, in cui si parlava dell’incapacità della sinistra di proporre un progetto alternativo al berlusconismo. E, scrive Travaglio, “Grillo, Casaleggio e gli eletti M5sfarebbero bene a leggerselo e rifletterci”. Già, perché per Marco Manetta, “sostituendo qualche parola quell’editoriale può tornare utile anche a loro”.

Immobilismi – Travaglio passa poi all’attacco: “Chi è oggi, cosa dice, cosa fa il M5S nel momento in cui le larghe intese Renzusconi annaspano e dimostrano di non essere le dispensatrici di miracoli che molti elettori avevano creduto che fossero? Si decide ad assumere un nome, un volto, un programma, o vuol continuare a fare delle prove d’orchestra alla Fellini?“. Una dura accusa all’immobilismo pentastellato. Marco Manetta continua: “Ciò che manca però è un progetto complessivo che risulti credibile e autorevole. Ma anche visibile”.

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Chi ci sa fare – Il vicedirettore del Fatto ha un’idea, e premette: “Affidare la comunicazione al blog di Grillo e alle sue uscite per metà azzeccate e per metà goliardiche, scombiccherate, estemporanee e cacofoniche (…) è un errore madornale“. Insomma, “manca una figura credibile e autorevole che ogni sera enunci ai tg e ai giornali (i talk show visti finora sono i salotti del Nazareno) la posizione della prima e spesso unica forza d’opposizione”. Insomma, serve “un portavoce eletto dagli eletti” che “non snaturerebbe il movimento né lo trasformerebbe in partito. Che sia Di Maio o un altro, poco importa: purché ci sappia fare”. Un colpo bassissimo, per il grande capo Beppe.

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