Da Dagospia.com:

1. CI VOLEVA IL “ROMA PRIDE” PER VEDERE QUALCUNO APPLAUDIRE IGNAZIO MARINO –

2. IL CICLISTA DEL CAMPIDOGLIO HA STRAPPATO UNA STANDING OVATION: E’ LA PRIMA VOLTA CHE UN SINDACO PARTECIPA ALLA SFILATA IN FORMA UFFICIALE CON FASCIA TRICOLORE –

3. PER IL RESTO SOLITO CARROZZONE FROCIAROLO: GAY VERSIONE GORILLA, SAMBODROMO SELVAGGIO DEI TRANS SUDAMERICANI IN VERSIONE MUNDIAL, TRAV IMPARRUCCATI, LESBICHE DI NUOVO E VECCHIO CONIO, SVALVOLATI FIANCHEGGIATORI GAYFRIENDLY E CRIPTOFROCIONI CHE SI SPACCIAVANO PER FOTOGRAFI PUR DI ESSERCI –

4. DAI CARRI COLORATI CHE FACEVANO UN PO’ RIO E UN PO’ LO PIJO, I VOCALIST RITMAVANO LA CARNEVALATA DI 200 MILA PERSONE. INFILATI NELL’AMMUINA, NICHI VENDOLA E COMPAGNO, GIANNI CUPERLO, FRANCO GRILLINI, ALESSIA FABIANI –

5. IL FINALE S’AMMOSCIA CON LE ASSOCIAZIONI LGBT A RICHIEDERE DIRITTI E CI PENSA ER SOR IGNAZIO A INFIAMMARE LA FOLLA: “PRESTO LE UNIONI CIVILI”

Carlo Picozza per “la Repubblica – Edizione Roma”

Ci sono  le bandiere dell’Arcigay, del circolo Mario Mieli, gli striscioni delle «Famiglie arcobaleno», i cartelli dei «Genitori degli omosessuali», i tir-palcoscenico con fiori, cuori giganteschi e grappoli di palloncini colorati dell’universo lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender). Spinti dal ponentino svolazzano anche i grandi palloni gialli di Amnesty international, garriscono le bandiere dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, quelle della Cgil e di Sinistra e Libertà.

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Ondeggiano gli ombrelli colorati che mitigano appena i primi bollori estivi. Ma al Roma pride 2014 c’è, soprattutto, la città che riprende l’impegno contro le discriminazioni, per la tolleranza. Lo fa con il primo cittadino, Ignazio Marino, il vice Luigi Nieri e il resto della giunta: tutti a reggere lo striscione, «Adesso fuori i diritti», che apre il corteo di oltre 200mila del popolo lgbt e non solo.

Entusiasti, solidali o semplicemente curiosi: la tolleranza dei romani la vedi nei saluti che arrivano dai marciapiedi, nei sorrisi di chi segue il corteo ai margini, nei fazzoletti sventolati a festa Nieri con una famiglia arcobaleno da finestre e balconi. La ritrovi nei giovani che indossano t-shirt con la scritta «Mamma e papà sanno che sono qui», nei militanti di Amnesty international che distribuiscono adesivi-balloon, la nuvoletta con il testo dei fumetti: «Liberi e uguali in dignità e diritti». È una kermesse creativa, animata da tante sigle e anime molteplici, quest’anno più festosa, con meno bizzarrie irriverenti.

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Forse perché è la prima volta che un sindaco in fascia tricolore vi partecipa? Vent’anni fa anche Francesco Rutelli era stato al Roma pride. Ma in forma privata. Poi nel 2000, anno del Giubileo, tradì la promessa di un contributo del Comune alla manifestazione. Uno schiaffo. Ora si volta pagina. E al primo cittadino, alla giunta, ai presidenti dei 15 Municipi, anche loro con la fascia giallo-rossa a bandoliera, il Roma pride tributa ovazioni da stadio. E qualche sollecitazione intonata sulle note di “Marina”, canzone popolarissima di Rocco Granata: «Marino, Marino, Marino, ci devi al più presto sposà». «Messaggio raccolto», scherza il sindaco, «vareremo presto il registro delle unioni civili». Accanto a lui, Nieri: «Dal 1994 non ho mancato un Roma pride».

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Come la consigliera regionale Marta Bonafoni: «Ci venivo con il collettivo del liceo, poi con il microfono di Radio popolare, ora con tanti amici e colleghi». Della Regione c’è il vicepresidente, Massimiliano Smeriglio: «Duri tutto l’anno la lotta contro le discriminazioni ».

In prima fila, ecco pure il deputato Gianni Cuperlo (Pd), lo sfidante, alle primarie del partito, di Matteo Renzi. Anche il premier è qui. Con la sagoma di polistirolo, a grandezza naturale, portata in giro da Fabrizio Marrazzo del Gay center di Roma e insidiata da Filippo Rignolo dell’associazione Quirlab: «Devi farla sparire», dice con piglio ruvido, «Renzi non mantiene le promesse elettorali sulle unioni civili ». «L’ho portata apposta per ricordarlo », replica Marrazzo. Poco più in là, Vendola commenta: «Per leggi sull’omosessualità, siamo tra i Paesi più arretrati del mondo».

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Annuisce Gianfranco Goretti, vicepresidente delle Famiglie arcobaleno: «In Italia solo il genitore biologico ha diritti e doveri riconosciuti: se muore o si separa, a occuparsi dei figli è il giudice tutelare».

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