Renzi ripete sempre che «le date sono la differenza tra un sogno e un obiettivo». Ma sono proprio le date ad inchiodarlo, riforma per riforma.

Dopo le Europee dobbiamo farcene una ragione: Matteo Renzi piace agli italiani e agli italiani piacciono quelli come Matteo Renzi: gli incantatori.
Il traguardo dei primi cento giorni a Palazzo Chigi dimostra infatti che il Governo Renzi si regge su una strategia narrativa della “speranza” completamente incentrata sui grandi annunci. E pazienza se poi gli annunci si trasformano in clamorose balle: l’importante è alimentare intorno al premier un racconto positivo e rassicurante.
Proprio così, d’altre parte, era cominciata la sua grande ascesa. Ricordate? Era il 16 gennaio 2014 e il giovane Matteo, appena incoronato segretario del Pd, martellava quotidianamente il povero Enrico Letta per l’operato del suo Governo. Tutti, compreso l’(ex-)amico pisano, sospettavano che Renzi esercitasse tanta pressione sul premier perché interessato a prenderne il posto. Le sue rassicurazioni ai malfidenti sono entrate nella storia. «Non voglio fare le scarpe a Letta. Le critiche al governo sono un segnale di affetto». Segue il lanciò dell’hasthag più famoso della storia patria: #enricostaisereno.
Esattamente un mese dopo, il 16 febbraio, Renzi infatti riceve dal Capo dello Stato l’incarico di formare un nuovo governo dopo che Letta è stato costretto a rassegnare le dimissioni in seguito ad un clamoroso voto della Direzione Nazionale del Pd. E fu così che il 22 febbraio 2014 Renzi si trovò al Quirinale per giurare da premier, smentendo coi fatti altri due dei suoi più applauditi proclami: «Mai a Palazzo Chigi senza passare dal voto» e «Mai più larghe intese!». Si è visto.
Il bello, però, doveva ancora arrivare perché è da presidente del Consiglio che Renzi scioglie davvero le briglie alla propria funambolica indole da imbonitore. «Entro il mese di febbraio – spiega ai giornalisti il 17 febbraio ancora in veste di premier incaricato – compiremo un lavoro urgente sulle riforme della legge elettorale e istituzionali. Nel mese di marzo faremo la riforma del lavoro, in aprile quella della pubblica amministrazione, in maggio il fisco e a giugno la riforma della giustizia».

La Padania

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