Vista la crescente quantità di interrogativi che mi vengono posti su Twitter e Facebook circa la mia opinione sulle posizioni del M5S riguardo all’uscita dall’euro, all’idea di un referendum ecc., ritengo opportuno chiarire in questo post la mia opinione su tali argomenti e sul M5S in generale.

Premetto che sono stata per lungo tempo una sostenitrice del Movimento e delle sue istanze di onestà e correttezza nello svolgimento degli incarichi istituzionali, dell’appello alla solidarietà fra cittadini nella crisi, nel richiamo dell’importanza della partecipazione democratica del popolo alle decisioni politiche e nella denuncia dei misfatti dei poteri finanziari sovranazionali che indirettamente ci governano.

Ho sempre avuto e continuo ad avere la massima stima per i deputati grillini, nonché per i numerosi attivisti, mossi da profondo senso civico ed ammirevoli ideali che condivido in maggior parte.

Tuttavia, con l’andare del tempo, non ho potuto non restare delusa nel constatare l’assenza di un programma economico convincente e, ancor più, nell’assistere ad un modo di procedere di fronte ai nodi essenziali del confronto politico, che ha incominciato a preoccuparmi ed insospettirmi.

Riguardo ai contenuti, ad esempio, dalle iniziali posizioni di critica all’euro, espresse da Grillo pubblicamente ed in più occasioni, in cui prefigurava l’intenzione di perseguire la strada dell’uscita dall’Eurozona, si è passati a dichiarazioni di segno molto diverso, espresse da Casaleggio in vari contesti, nelle quali ha chiaramente espresso la sua contrarietà all’eurexit (dicendo che se abbandonassimo l’euro la lira varrebbe zero) e addirittura stoppando in maniera brutale le proposte dai contenuti euroscettici dei deputati del Movimento, ammonendoli di “non occuparsi di macroeconomia, ma di pensare a problematiche semplici”, ovvero a denunciare le piccole ruberie dei nostri parlamentari e altre questioni più “terra terra”. So da fonti certe che tale atteggiamento ha creato non pochi malumori e delusione fra gli stessi deputati.

Quando poi la linea di Grillo si è assestata sul “facciamo un referendum per la PERMANENZA dell’Italia nell’euro”, la realtà è divenuta chiara.

L’assoluta inammissibilità di un referendum del genere, secondo la nostra Costituzione – che dunque dovrebbe essere modificata ad hoc per consentirlo (con i tempi necessari, ovvero più di un anno), modifica su cui sarebbe a dir poco impervio trovare un accordo – evidenzia da sè come tale proposta sia un espediente ingannevole per non effettuare l’uscita dall’euro e posporre ogni decisione in merito a data da definire, sotto il pretesto che “devono decidere i cittadini”.

Che questo sia un pretesto, dovrebbe essere chiaro – oltre che per il fatto stesso dell’inammissibilità della procedura – per varie ragioni, tra cui: 1) la volontà popolare si esprime attraverso il voto ai partiti, nelle elezioni politiche, sulla base del programma dagli stessi presentato. Quindi il voto a maggioranza ad un partito che propone l’eurexit è la più chiara e forte espressione della volontà popolare; 2) il referendum viene invocato SOLO sul tema dell’uscita dall’euro, e non su altri punti del programma che meriterebbero un’indagine circa la reale condivisione popolare, come il reddito di cittadinanza o le politiche sul lavoro. Ma su tali temi, nessuna esigenza di “far decidere i cittadini” pare sussistere; 3) nonostante l’evidentissimo interesse da parte della base grillina nei confronti delle proposte degli economisti “no euro”, più volte invitati a convegni e seminari ed interpellati dagli attivisti, dai “responsabili economia” e dai deputati 5Stelle, mai una sola volta i “vertici” Grillo e Casaleggio hanno contattato gli stessi economisti, nemmeno per un incontro informale. Ciò dimostra l’assoluto disinteresse e la chiara presa di distanza dai fondatori del Movimento rispetto alle proposte concrete ed autorevoli di euroexit.

Per le suddette ragioni, per chi come la sottoscritta ritiene che l’uscita dall’euro sia questione fondamentale e prioritaria per il recupero della sovranità monetaria ed economica nel nostro Paese, il programma del M5S non può che essere bocciato.

Ma ci sono anche altri aspetti molto importanti su cui ritengo doveroso soffermarsi e riflettere.

Riguardo al secondo punto critico che ho sopra indicato, cioè il modo di procedere del M5S, ovvero il deferimento al sistema del voto online per le decisioni e le proposte di legge che i deputati hanno il compito di promuovere, ci sono forti elementi di perplessità su cui non ritengo giusto tacere.

Come tutti sappiamo, la peculiarità del M5S è che tutte le decisioni vengono prese dalla “base” (cioè gli iscritti al movimento tramite il blog) online, cioè attraverso un voto espresso sul blog stesso. In base ai voti espressi, si calcola la maggioranza dei favorevoli o contrari ad ogni proposta o questione data, e in tal modo si stabilisce la linea d’azione e la linea “politica” del movimento. Apparentemente, almeno. Già, perché sarebbe il caso di chiedersi se davvero le cose stiano così.

Presupposto essenziale per la veridicità ed autenticità di tale sistema dovrebbe essere l’assoluta certezza del corretto funzionamento del sistema di voto online e l’indubbia attendibilità dei risultati. In pratica, dovrebbe essere garantito un sistema di controlli sui meccanismi di funzionamento, da parte di autorità indubbiamente indipendenti. Ma tale garanzia esiste? In parole povere, chi può controllare che il meccanismo di conteggio dei voti online funzioni correttamente? Chi può garantire l’assenza di eventuali manomissioni? Chi può esaminare l’elenco degli iscritti, il numero dei votanti, le percentuali di voto e certificarne l’attendibilità?

A quanto mi risulta, nessuno. Può essere che non sia così, ed in tal caso attendo informazioni chiarificatrici. Ma se invece il meccanismo è “blindato”, come a me risulta essere, in quanto la piattaforma software che gestisce il blog fa capo ad un server con sede negli Stati Uniti, non è soggetta ai report di Google come tutti i siti web e quindi ha un’attendibilità unicamente autoreferenziale, tutta la credibilità del meccanismo dipende da un unico parametro assiomatico: l’assoluta correttezza e buonafede della gestione dell’intero sistema, da parte del ramo della società che se ne occupa, che fa capo a Casaleggio.

Orbene, fondare un movimento su una presunta democrazia diretta, quando il suo corretto funzionamento è rimesso al volere di un singolo soggetto privato ed esente da ogni controllo, mi sembra francamente una colossale presa in giro.

E le ragioni per dubitare della totale sincerità e coerenza con gli ideali del Movimento dei leaders Grillo e Casaleggio, purtroppo, ci sono e sono gravi.

In primis, non è mai stata chiarita la fonte dei finanziamenti di cui il M5S ha avuto disposizione per creare la propria struttura, a cominciare proprio dalla piattaforma web. A detta di esperti, difatti, l’enorme mole di traffico dati che transita dal blog di Beppe Grillo, che di fatto è la “sede” del M5S, richiede una struttura dati altrettanto imponente, la quale ha dei costi di gestione, sin dall’inizio, molto elevati. Grillo non ha mai spiegato dove ha trovato tali risorse. Di certo non possiamo credere che siano state le contribuzioni volontarie dei grillini a sostenerli e a continuare a coprirli costantemente.

Quindi devono esserci stati, ed esserci tuttora, cospicui finanziamenti dietro la nascita e la crescita del Movimento. La cui fonte rimane ad oggi sconosciuta. E converrete con me che l’individuazione dei finanziatori, in un movimento politico, non sia un dettaglio irrilevante.

Inoltre mi lascia perplessa proprio la posizione di Casaleggio nel consesso imprenditoriale internazionale. Il fatto che partecipi ad incontri a porte chiuse in circoli elitari riservati a membri dell’alta finanza mondiale, come il Forum Ambrosetti di Cernobbio, mi sembra in leggera contraddizione con la dichiarata estraneità agli interessi dell’alta finanza, delle banche e dei “poteri forti”, sbandierata da Grillo e dagli stessi deputati grillini nei vari comizi.

Infine, scendendo nel merito di alcuni importanti passaggi politici ormai trascorsi, mi risulta di difficile comprensione la scelta, ad esempio, di non indicare alcun candidato premier alle scorse elezioni politiche. Che senso aveva? Se avesse vinto le elezioni, chi si sarebbe proposto al Paese come Presidente del Consiglio?

Ancora, non mi piace – come non piace a molti – la linea di tolleranza zero verso le opinioni critiche verso le posizioni di Grillo, per cui si mette al voto l’espulsione (puntualmente approvata, sempre “online”) dei “dissidenti”. L’aver proibito ai propri parlamentari qualsiasi espressione critica o posizione personale riguardo ai diktat impartiti dai vertici mi pare del tutto contrario ad ogni principio di libertà di espressione, pensiero e critica, che al di là dello “statuto non statuto” del Movimento, sono garantiti dalla nostra Costituzione, la quale peraltro proibisce il vincolo di mandato. Ma tutto ciò, ai grillini, pare irrilevante.

Ma la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso è la preannunciata sanzione, annunciata da Grillo pochi giorni fa, per i futuri deputati eletti al Parlamento europeo che si sognassero di intraprendere iniziative “autonome” o assumere posizioni “non in linea” con la volontà della base (individuata come sopra, sempre online) di ben 250.000 euro, oltre all’immediata espulsione. Ciò si traduce in un vero e proprio ricatto, un guinzaglio elettrico al collo dei futuri eurodeputati grillini, che verranno subito richiamati all’ordine con una scossa non appena avranno a manifestare un qualche proprio giudizio personale su qualsiasi contenuto politico.

Questo dimostra una volta di più che la verità è ben diversa da come ci viene raccontata dai fondatori del M5S.

Chi voterà quei candidati, non eleggerà loro, bravissime persone, animate da ideali e passione, capaci di ragionare, scegliere secondo coscienza e lottare per l’Italia come vorremmo. Ma eleggerà i due guru, che senza nemmeno candidarsi (e quindi assumersi di fatto personalmente alcuna responsabilità per errori o fallimenti) telecomanderanno i loro soldatini per far loro fare quello che vogliono.

E qui il punto finale è: cosa dovranno fare, cosa vogliono che facciano, veramente? La mia risposta, alla luce di tutto quanto si è visto finora, è: nulla.

Il fine reale è quello di autorizzare solo azioni estemporanee, di impatto mediatico, ma di nessuno reale spessore politico: fare un eterno “ostruzionismo” di maniera, senza mai realizzare alcun progetto preciso o alternativo a quello voluto dal sistema esistente, dal cosiddetto “regime”. Anche perché, alla luce dei fatti, tale progetto non c’è. C’è solo la volontà di raccogliere in un contenitore ermetico i voti della maggioranza dei cittadini esasperati, disperati, sapientemente orientati ad inglobare le cause di tutti i nostri guai nella “corruzione dei politici”, per tenerli poi quiescenti, a bagnomaria, e neutralizzarne la portata realmente rivoluzionaria.

Questa è la conclusione, amarissima, cui sono pervenuta dopo lungo riflettere. Può essere sbagliata, in tutto o in parte, ma per me è l’unica capace di spiegare le troppe incongruenze nell’azione del M5S.

Non pretendo di convincere nessuno, né di dispensare verità assolute. Ma la mia coscienza ed il mio irrefrenabile bisogno di dire sempre chiaramente quello che penso, mi obbligano ad affrontare questo spinoso argomento, nella speranza di spingere qualcuno a riflettere, indagare, cercare altre risposte e – perché no – smentire autorevolmente e con dati verificabili le mie affermazioni.

Cerchiamo sempre la verità, tutti quanti e tutti insieme. Senza verità e trasparenza, parlare di democrazia è un inganno.

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