Milena Gabanelli, volto storico della trasmissione Report, lascia dopo vent’anni la conduzione il programma d’inchiesta di Rai3.

«Dopo vent’anni, penso che sia venuto il momento di dire che questa sarà la mia ultima stagione alla conduzione di Report. Addio? È una brutta parola» – ha annunciato la stessa Gabanelli ieri. Dunque, almeno ufficialmente, alla base dell’inaspettata decisione non ci sarebbero dissidi con la dirigenza. Anche se non si può fare a meno di non notare che la decisione sia arrivata dopo la decisione targata Fazio-Bignardi di spostare la trasmissione al lunedì sera.

Ma la Gabanelli non andrà in pensione. «Continuerò a fare il mio mestiere, dentro questa Rai dove sono stata sempre libera di raccontare ciò che ho ritenuto utile e doveroso. E magari torno a fare l’inviata, proprio per Report».

Intanto ieri sera la puntata andata in onda è stata una di quelle micidiali. Non per altro è stata seguita da 2,6 milioni di spettatori con uno share del 10,1%. Argomento del servizio è la scelta della Lorenzin di mandare come rappresentante del nostro Paese a Bruxelles in tema di sicurezza alimentare, dei farmaci e della salute veterinaria tal Pasqualino Rossi.

Si tratta di un dirigente, arrestato nel 2008 dal Procuratore di Torino Raffaele Guariniello con l’accusa di corruzione, insieme ad altri funzionari pubblici e dirigenti nel settore farmaceutico. Il processo è finito in prescrizione e si è chiuso nel settembre del 2015. Ovviamente in Italia esiste la sacrosanta presunzione di innocenza, ma quali sono i criteri in base ai quali il ministro Lorenzin ha deciso di scegliere proprio Rossi a rappresentare l’Italia?

«Era l’unico che sapeva le lingue» l’incredibile risposta che dà la misura di quanto siamo messi male nel nostro Paese…

Assunto nel ‘98 dal ministero della Salute come direttore medico, Rossi negli anni è diventato dirigente dell’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco. Nelle 400 pagine che spiegano il provvedimento, il Gip di Torino scrive: «Da quanto emerso, si registra una totale assenza nel Rossi dell’interesse per la tutela della salute pubblica».

Dietro il corrispettivo in denaro e regalie varie, stando alle accuse, Rossi avrebbe passato informazioni riservate agli informatori farmaceutici, agevolato le pratiche per l’approvazione dei farmaci in commercio e “aiutato” chi era in difficoltà, come Riccardo Braglia, amministratore della Helsinn Healthcare, gruppo farmaceutico produttore della nimesulide, il principio attivo dell’Aulin. Come è noto, questo medicinale anni fa rischiava il ritiro dal commercio per sospette correlazioni a danni al fegato. Ma l’Aulin si salvò e Braglia, secondo quanto ricostruito dai magistrati, ringraziò Rossi nel più tradizionale dei modi: una bustarella nascosta dentro ad un giornale.

La difesa di Rossi è disarmante: «Pensavo fossero delle banalità, non ho mai fatto cose contrarie ai doveri d’ufficio». E adesso ci rappresenta a Bruxelles.

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