La dura analisi del premio nobel Paul Krugman contro l’Euro.

Paul Krugman, nel suo ultimo post del blog sul The New York Times, non lascia spazio ad equivici scrivendo: “Quando la crisi del 2008 ha colpito, chi conosceva anche un po ‘di storia ha avuto incubi su un replay del 1930″.
La grande depressione, detta anche crisi del ’29, grande crisi o crollo di Wall Street, fu una grave crisi economica e finanziaria che sconvolse l’economia mondiale alla fine degli anni venti, con forti ripercussioni durante i primi anni del decennio successivo. Krugman precisa che la crisi non è stata grave solo per la profondità della depressione, ma anche per la spirale politica discendente verso la dittatura e la guerra. Ma la crisi bancaria è stata contenuta, il tuffo della produzione e dell’occupazione livellato, e la cultura politica democratica moderna d’Europa si è dimostrata più resistente di quella degli anni tra le due guerre. Tutto chiaro!
O forse no!
Il premio nobel per l’economia ci spiega che in termini di economia, una risposta efficace alla crisi è stata seguita da una manovra sbagliata. L’Europa ha optato per una combinazione di politica monetaria che si sta rivelando essere peggiore del gold standard.
Il sistema aureo è un sistema monetario nel quale la base monetaria è data da una quantità fissata d’oro.
Il risultato lo paghiamo tutti i giorni sulla nostra pelle: mentre i primi anni di questa crisi sono stati di gran lunga migliore rispetto al 1930, a questo punto la performance economica dell’Europa è in realtà peggiore di quanto non fosse nel 1935.

E la scena politica si sta consumando. Una nazione europea ha già raggiunto il punto in cui il suo leader dichiara apertamente la sua intenzione di porre fine alla democrazia liberale. Grazie all’austerità, partiti estremisti stanno guadagnando terreno nelle elezioni, con la Svezia (che ha sperperato il suo primo successo) l’ultimo shock; e, naturalmente, movimenti separatisti si estendono a macchia d’olio, spaventando interi Paesi. Non resta che comprendere che oggi siamo ancora nulla, fermi politicamente agli anni ’30.
Paul Krugman ci mette di fronte a un fatto chiaro ed evidente: l’autocelebrazione sulla gestione politica della depressione 2.0 finirà per apparire come lo sciocco ottimismo economico di pochi anni fa.

 

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