In Italia è uscito il libro “Ucraina. Anatomia di un terremoto” (Goware, ebook) sulle origini e sulle eventuali conseguenze della crisi ucraina.

L’edizione elettronica è stata scritta da due giornalisti, ossia da Orietta Moscatelli, capo redattore della divisione “Nuova Europa” dell’agenzia italiana TMNews, e da Sergio Cantone, corrispondente di Euronews a Kiev. Essendo esperti di problemi dell’area postsovietica gli autori non nutrono particolari illusioni circa la possibilità di una sollecita soluzione della crisi ucraina. Secondo la loro opinione, “la strage della gente a Kiev ha aperto la scatola di Pandora e il suo coperchio è forse già rotto in pezzi”.

In un’intervista a “La Voce della Russia” Orietta Moscatelli, autore del libro, ha raccontato cosa l’ha spinta a scriverlo:

– Mi occupo dell’Europa Orientale, della Russia e della ex Unione Sovietica e mi è sembrato che, nel caso dell’Ucraina, fosse necessario scrivere un libro in cui si potesse ritracciare questa crisi. Necessario innanzitutto perché in Italia se ne parla pochissimo e talvola la crisi viene presentata in modo troppo semplificato, riducendosi spesso ad una semplice cronaca degli avvenimenti. Esiste il rischio che questo conflitto possa essere capito erroneamente e, di conseguenza, non saranno valutati debitamente il suo significato e pericolo. Si tratta infatti di una crisi proprio nel “cuore dell’Europa”. Questa crisi mette in forse l’equilibro all’interno del continente ed anche i rapporti tra Russia ed Europa. È necessario raccontare di questa crisi in tempo reale per cercare di capire se sarà possibile trovarne una via d’uscita.

– Lei ha scelto come sottotitolo una frase abbastanza lunga ma nello stesso stesso ricca di contenuto: “Come la fragile politica estera dell’Unione Europea ha scatenato la Russia di Putin, svegliato Obama e la Nato e rafforzato il ruolo della Cina”. Potrebbe decifrarla?

– Questo sottotitolo presenta la situazione in una forma alquanto semplificata. Ma tutti noi abbiamo avuto modo di convincerci che tutto ciò è stato confermato nel corso degli ultimi avvenimenti e delle recenti azioni. L’Europa, diciamo così, è intervenuta nella questione ucraina come “committente principale”, il che ha inciso sui suoi rapporti sia con l’Ucraina che con ha Russia e, alla fine, ha provocato questa crisi. Voglio far ricordare che proprio l’Europa ha spinto attivamente l’Ucraina verso l’accordo di associazione con l’Ue.

– Qual è, a suo parere, l’errore principale della diplomazia europea che, come noto, non ha finora imparato a parlare all’unisono?

– È certamente inammisibile che l’Unione Europea usi nella dipromaziaaut-aut (“o questo, o quello”) e si permetta di imporre alla Russia le proprie proposte. Non c’è dubbio che se l’Ue avesse seguito la strada di un dialogo coerente nella questione dell’accordo di associazione, tutto sarebbe andato per un altro verso. Senza volerlo l’Europa ha provocato la Russia ad accampare pretese e ad unire la Crimea, ad iniziare un “corpo a corpo”, che non è ancora finito, ed una lotta delle sanzioni reciproche.

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– In questi giorni il tema delle nuove sanzioni e dell’isolamento internazionale della Russia non ha abbandonato le pagine dei giornali. Perché, secondo lei, molti politici occidentali si rifiutano recisamente di prendere in considerazione il cosiddetto “effetto boomerang” capace di produrre conseguenze economiche e nella sfera dell’energia? Come l’Unione Europea e degli USA intendono risolvere senza la Russia problemi internazionali importanti e finora non risolti come quello siriano, iracheno ed egiziano?

– Dal mio punto vista i paesi europei tengono appunto conto delle conseguenze dell’“effetto boomerang”. Non è un caso, ad esempio, che lunedì dovevano essere adottati nuovi provvedimenti restrittivi nei confronti della Russia e, in particolare, contro alcune compagnie russe del settore dell’energia, ma sono stati rinviati appunto perché alcuni Stati europei contemporaneamente hanno espresso in modo chiaro il loro malcontento, in quanto sono convinti che solo pochi ne trarranno vantaggio. In primo luogo perché i rapporti economici tra Russia ed Unione Europea sono indistruttibili. Non solo, ma in periodi di crisi, come quello che viviamo oggi, è molto desiderabile che questi rapporti si rafforzino, anziché subiscano un calo. Altra cosa è che in Europa non tutti i paesi pensano in una stessa direzione. Esiste una serie di paesi che si alleano in misura maggiore agli USA. Come noto, in America vige una rigida disciplina nei confronti delle sanzioni. Gli USA hanno rapporti economici molto più limitati con la Russia in confronto alla stessa Europa. Penso che col tempo verrà la comprensione del fatto che senza la partecipazione della Russia è impossibile risolvere importanti dossier internazionali. Al momento il mondo viene dilaniato contemporaneamente da alcune crisi, dall’Iraq alla Siria, mentre l’Europa, grosso modo, non ha la possibilità nemmeno di pensare al coivolgimento della Russia nella loro soluzione. Forse, l’Unione Europea ne penserà “domani”.

– In che modo e, quel che più conta, quando terminerà la “partita di scacchi” in cui viene decisa la sorte dell’Ucraina? A suo parere, la tregua raggiunta permette di sperare in una sollecita soluzione pacifica della crisi o il “terremoto” globale è inevitabile?

– Ritengo che la tregua sia indubbiamente un passo in avanti, ma una tregua non è ancora pace. La pace è ancora da costruire. Sperò che questa tregua durerà almeno fino alla fine di ottobre, fino alle elezioni al parlamento ucraino. Ciò è proprio necessario e permette di sperare che alla fine la tregua porterà alla pace. Se dopo queste elezioni Poroshenko, che si è dimostrato in grado di prendere le decisioni, riuscirà a rafforzare le proprie posizioni, allora si portà sperare in una soluzione politica del conflitto. Ma, sarò al massimo franca, mi sembra che la pace sia ancora molto lontana e il perché è semplice: questa crisi ha messo in movimento numerosi “dossier” che esorbitano dai confini ucraini. Una “spinta” qua, un’altra là. Mi sembra che sarà estremamente difficile arrestare questo “terremoto”.

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