Chi ha firmato la distruzione della più antica banca del mondo, il Monte dei Paschi di Siena? Ecco i nomi e i cognomi rivelati da Nicola Porro per Il Giornale.

Le star della finanza sono diventate, oggi, come i grandi medici.

Ma, a differenza di questi ultimi, la loro fama e le loro commissioni salgono tanto più sono i danni che riescono a causare ai loro pazienti.

Come i grandi luminari si occupano dei casi impossibili, ma, a differenza loro, se il paziente schiatta godono. Giova ricordare che non abbiamo alcun pregiudizio contro la finanza, i derivati, gli swap e le tante innovazioni che ci hanno tirato fuori dall’età della pietra.

LA STORIACCIA BRUTTA DEL MPS

Ma quando mettiamo in fila un po’ di numeri sul Monte dei Paschi di Siena, c’è da pensare che qualcuno se ne sia approfittato. E che non sia, come sempre si immagina, solo il maggiordomo.

I guanti bianchi del servitore in polpe sono macchiati di crimini orrendi (ci riferiamo al ruolo della politica in quella banca). Ma i suoi complici sono in circolazione. E per di più con un Falcon.

Ecco i numeri. Fonte Reuters e Breakingviews.

Dall’inizio della crisi, cioè dal 2007 ad oggi, le cosiddette investment bank, le banche d’affari, si sono ciucciate commissioni, da quella che un tempo era la quarta banca italiana, per 1,3 miliardi.

Per una banca che oggi in borsa vale 730 milioni.

Avete letto bene: 1,3 miliardi. Solo per le ultime operazioni annunciate (aumento di capitale da 5 miliardi e sistemazione delle sofferenze) partiranno commissioni per 550 milioni.

Poco meno dell’intera capitalizzazione dello storico istituto.

MPS: UNA GALLINA DALLE UOVA D’ORO

Per queste banche Mps è un cliente d’oro. Soltanto l’ultimo aumento di capitale assicurerà a Mediobanca e Jp Morgan, secondo tre diverse fonti di Reuters, 250 milioni di commissioni.

Un paio di anni fa, Deutsche bank dovette andare sul mercato per recuperare 8 miliardi. E pagò commissioni per 120 milioni.

Mps deve raccogliere 5 miliardi e paga più del doppio. Sta peggio, uno potrebbe obiettare. Ma bisogna anche aggiungere che l’impegno di Jp Morgan e Mediobanca non prevede una garanzia totale sull’aumento (e ben fa Alberto Nagel a tenersi una via d’uscita) e, dunque, il rischio che si assumono non è capitale.

Come lo era quello di Unicredit nell’aumento di Popolare di Vicenza, per intendersi.

Come nota maliziosamente Breakingview si tratta di «Tuscan raiders» che si sonospolpati una banca (non si deve per questo minimizzare le responsabilità di chi l’ha gestita e governata).

E agli 1,3 miliardi sarebbero da sommare anche commissioni e collaterali sborsati a Nomura, Deutsche bank, Jp Morgan per i derivati.

Una buona fetta degli aumenti di capitale (14 miliardi dal 2007) è quindi passata dagli azionisti alla banca, che l’ha girata ai suoi consulenti internazionali, le cui cure non hanno portato ad alcun miglioramento.

Questo potrebbe essere l’ultimo giro (mai dire mai con Mps) e JpMorgan e Mediobanca lo hanno scippato a Ubs e Citibank, che ci lavorava da un paio di anni.

IL RE MIDA AL CONTRARIO

Certo, pensare che a capo di Ubs ci sia la super star intoccabile Andrea Orcel fa riflettere.

È la stessa star che fece prendere a Mussari & c. il bidone di Antonveneta nel 2007 alla favolosa cifra di 9 miliardi da cui è partito tutto il casino senese.

È lo stesso Orcel che fece una fairness opinion sull’operazione da lui stesso ideata.

La dirigenza bancaria dell’epoca sappiamo come è finita.

Orcel è passato da Merrill Lynch, dove era all’epoca, a Ubs, dove regna oggi. E qualcuno lo aveva candidato alla guida di Unicredit. A cui, dicono i pettegoli, la star, riservatissima, avrebbe rifiutato di andare.

Orcel ha perso la palla, ma non per quel peccatuccio originale, che nessuno considera tale, ma perché il super boss di JpMorgan, Jamie Dimon, si è incontrato con Renzi a Palazzo Chigi.

E perché – non ci crederete, ma sembra quel film sui milionari con Eddie Murphy – Ubs e JpMorgan hanno recentemente bisticciato su un affaruccio proprio in Spagna. Ripicche tra raiders. Che leggeranno questo articolo e diranno: i soliti giornalisti italiani.

POST SCRIPTUM

Proprio qualche giorno fa si è saputo delle cause contro Mps per 283 milioni da parte di soci inviperiti.

L’accusa è che gli aumenti di capitale a partire dal 2008 siano stati corredati da prospetti informativi falsi. Se dovessero ottenere ragione da un giudice, la responsabilità dovrebbe allargarsi ben oltre i confini toscani.

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