Chi si rivede: Giorgio Napolitano e Romano Prodi ritrovano la voce per dispensare la loro “originalissima” interpretazione del voto americano. «L’impensabile è accaduto, e occorre ora farsene una ragione e guardare a quel che può seguire, ai rischi che si possono concretizzare non solo per l’America ma per l’Europa e per il mondo, e prepararsi a cogliere contraddizioni e opportunità che possono intravedersi». Così l’ex presidente emerito scrive su La Stampa. PerNapolitano la vittoria di Trump è il risultato di chi si sente escluso, insommaè il voto degli emarginati e dei minus habens.

Napolitano: colpa della paura

Farsene una ragione, spiega Napolitano, «significa ragionare su un’ondata di rigetto, che stiamo già vivendo in Europa, da parte di larghi strati sociali e di opinione, di istituzioni e di regole volte tradizionalmente a regolare la vita delle nostre società e dei nostri Stati, la gestione delle relazioni internazionali e lo sviluppo mondiale». Anche per Napolitano, come per l’ex premier, la colpa della iattura che si è abbattuta sugli Usa e sul Vecchio continente è il pericoloso vento populista.  «Questa ondata è intrisa di molta demagogia, irragionevolezza, carica distruttiva e disgregativa, e nasce come reazione di tutti i colpiti e gli insoddisfatti dal processo di globalizzazione e dal ruolo, semplicisticamente demonizzato, di ogni tipo di establishment e di ogni assetto di potere». «Dinanzi alle crisi finanziarie ed economiche – prosegue il grido di dolore di Napolitano versione vecchio saggio – non sono valse le politiche di austerità perseguite in Europa ma nemmeno ha persuaso negli Stati Uniti l’opposta politica, in chiave espansiva e interventista, portata avanti dall’amministrazione Obama».

Prodi: populismo senza programma

Quello degli americani è stato un voto contro le élites. «Con Sanders non sarebbe accaduto. Sanders adombrava una rottura di sistema, non con il populismo ma con un programma, ma non so proprio se avrebbe potuto fermare la paura che è alla base del successo di Trump». Intervistato dal Mattino, Prodi teme un ritorno al passato dopo la vittoria di Trump. «Se Trump mettesse in atto le politiche minacciate in campagna elettorale (tasse, muri, espulsioni, fine della Nato), certo che si tornerebbe indietro. Ma, dico io, calma e gesso, vediamo prima quali sono le sue mosse. Occorre un po’ di tempo prima di mettere a fuoco previsioni fondate. Per ora possiamo solo ribadire che hanno vinto la paura e l’insicurezza». Di sicuro il successore di Obama è «un populista dello stesso stampo degli altri europei, quindi è chiaro che quelli come lui gioiscano facendo a gara a mandargli le felicitazioni».

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