La politica antidemocratica della Polonia minaccia l’integrità dell’UE molto più dell’uscita della Gran Bretagna. Lo scrive Adam Twardowski sul National Interest.

La Gran Bretagna è sempre stata un partecipate riservato dell’ampio progetto europeo. Nonostante l’instabilità dei mercati nelle settimane che hanno seguito il referendum britannico, l’UE continua a sopravvivere anche senza Londra. Ma è molto meno probabile che l’UE sia in grado di sopravvivere alla violazione delle sue leggi e al disinteresse verso i valori dei paesi membri che sono entrati nell’UE alcuni decenni fa “con enormi rischi e costi per la comunità”.

Già un anno fa la Polonia ha avuto più influenza nell’UE, di quanta ne avesse mai avuta nel resto della sua storia. Dopo l’adesione all’UE, Varsavia ha condotto riforme, ha sviluppato l’economia e si è collocata tra i principali paesi del progetto europeo. Inoltre, nel 2014 i leader dell’UE come “gesto simbolico” hanno nominato il primo ministro polacco, Donald Tusk, capo del Consiglio d’Europa. La Polonia è diventata “un’isola di stabilità politica ed economica” e la sua voce è ascoltata come mai prima.

Tuttavia, tutto è cambiato nell’autunno del 2015, quando è tornato al potere Jaroslaw Kaczynski, diventando il “leader de facto” del paese. I rapporti tra Varsavia e Berlino si sono guastati e la sua “reputazione di affidabile partner europeo” è risultata considerevolmente rovinata dopo aver rifiutato di cooperare con l’UE nel risolvere i problemi della migrazione e del cambiamento climatico. Gli emendamenti adottati sulle leggi sui media e la Corte Costituzionale, mal viste dalle autorità europee, hanno messo in discussione la vitalità della democrazia polacca.

L’atmosfera politica che regna in Polonia è molto attraente per euroscettici. I soggetti che condividono questi punti di vista potrebbero minare gli standard europei di vita, sfruttando tutti i vantaggi di far parte dell’UE. Ciò danneggierà l’UE molto più della Brexit.

Sputnik

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