Sono probabilmente uno dei pochi americani che ancora hanno qualche simpatia per la politica estera del presidente Barack Obama, eppure devo ammettere che la sua politica sulla Siria e’ un pasticcio. Si apre cosi’ un editoriale di Nicholas Kristof sul New York Times, dopo che ieri sera Obama ha presentato la sua strategia contro lo Stato islamico in un discorso alla nazione. L’editorialista critica le scelte del presidente, dalla linea rossa sulle armi chimiche all’aver sottovalutato i rischi legati agli estremisti sunniti, e afferma: La tragedia in Siria non e’ colpa di Obama, ma dei siriani. Pero’, il presidente e’ stato drammaticamente passivo davanti alle conseguenze di 200.000 morti, tre milioni di rifugiati, la decapitazione di due giornalisti americani, le violenze contro le minoranze e i rischi per l’Occidente. Ed e’ a questo punto che il presidente tenta un ‘reset’ [… ] diciamo una nuova strategia in Siria, scrive Kristof. Aggiunge di ritenere che Obama abbia ragione a espandere l’azione militare, se lo fara’ con prudenza con obiettivi modesti di contenere e indebolire il gruppo terroristico. Per questo, cita la necessita’ di partner sul terreno e la possibilita’ e i rischi di armare i ribelli moderati. A24-Gaz

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Questa è una notizia dell’agenzia Asca.

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