Ormai il suo mandato è agli sgoccioli. Tra poco François Hollande non sarà più presidente della Repubblica francese (elezioni in programma il 23 aprile, ballottaggio il 7 maggio).

In un’intervista a sei quotidiani europei (tra i quali La Stampa) alla vigilia del vertice a Versailles con i capi di governo di Germania, Spagna ed Italia sul futuro dell’Europa e in vista degli incontri a Roma, per il sessantesimo anniversario del Trattati, Hollande torna a parlare del futuro dell’Europa. Il presidente francese avverte che, per non esplodere l’Europa deve avere “velocità differenti. Per molto tempo l’idea di un’Europa diversificata, con velocità differenti, ha suscitato resistenza: oggi è l’idea che si impone, sennò sarà l’Europa a esplodere”.

Inevitabile un riferimento a Marine Le Pen, in corsa per l’Eliseo. Per Hollande la possibilità che l’estrema destra vinca è una “minaccia reale”, ma la Francia non cederà: “La minaccia esiste, l’estrema destra non è mai stata così forte da 30 anni. Ma la Francia non cederà. (La Francia) è consapevole che il voto determinerà non solo il destino del nostro Paese, ma anche l’avvenire della costruzione europea, perché – se per caso dovesse affermarsi – la candidata del Fronte Nazionale si impegnerebbe in un processo di uscita da Eurozona ed Ue. È l’obiettivo dei populisti: lasciare l’Europa, isolarsi e immaginare un avvenire circondato da barriere e frontiere difesa da guardie armate. La mia ultima missione è fare il possibile perchè la Francia non si lasci convincere da un simile progetto e non si carichi di questa pesante responsabilità”.

Secondo Hollande il problema maggiore dell’Europa è la lentezza delle decisioni.

“Facciamo piuttosto bene, ma troppo tardi. Quanto ci è voluto per l’accordo per la Grecia? E l’Unione bancaria? I rifugiati? Il terrorismo? Le nostre modalità – ammette con amarezza – non sono adatte al mondo dell’urgenza”. E fa subito un paragone con i “nemici”, i populisti: “Loro vivono nell’immediatezza di Twitter. Per essere efficaci dobbiamo essere veloci”.

Capitolo Trump. Il presidente francese non è spaventato: “Conosciamo le sue linee di condotta, l’isolazionismo, la chiusura all’immigrazione e la fuga in avanti col bilancio. L’inquietudine nasce dall’incertezza e l’euforia dei mercati mi pare decisamente prematura. Quanto alla sua cattiva conoscenza delle cose europee, è il fattore che ci costringe a dimostrargli la nostra coesione, la nostra forza economica e la nostra autonomia strategica”.

Con la Russia, ribadisce Hollande, dobbiamo dialogare, “ma io – assicura – non ho mai smesso di farlo”.

E prosegue: “Mosca vuole essere rilevante negli spazi che un tempo erano parte dell’Unione sovietica, come in Ucraina. La Russia vuole partecipare alla risoluzione dei conflitti per trarne vantaggio, lo si vede in Siria. La Russia si afferma come potenza, testa la nostra resistenza e misura i rapporti di forza. Allo stesso tempo, utilizza tutti i mezzi per influenzare le opinioni pubbliche. Non è la stessa ideologia dei tempi dell’Urss, ma sono le stesse procedure, più le tecnologie. ha una strategia di influenza, di rete e anche la pretesa di difendere la cristianità. Non esageriamo nulla, ma si deve mantenere l’attenzione”.

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