Dopo la vicenda della basse tasse pagate da Apple in Irlanda, la Commissione Ue ha rilanciato l’idea di una base imponibile uguale per tutti i Paesi dell’Unione.

L’idea non è nuova, ovviamente, ma è ferma in consiglio dal 2011. Gli ultimi fatti hanno però impresso una accelerazione alla cosiddetta Common consolidated corporate tax base (Ccctb).

La proposta «aggiornata» dovrebbe arrivare tra fine ottobre e metà novembre, e sarà diversa dalla precedente, con un approccio in due fasi: nella prima si troverà una definizione comune di «profitti tassabili», e nella seconda si stabilirà una formula per tassarli in modo equo nei diversi Stati Ue.

Del resto le aliquote in Europa per le aziende sono le più svariate: si va dal 20,1% del Lussemburgo al 64,8% dell’Italia. Una situazione che genera «fughe» all’estero di aziende importanti dal Belpaese e non stupisce certo che la cassaforte della famiglia Del Vecchio(Delfin), proprietaria di Luxottica, sia in Lussemburgo e che Fca, ossia Fiat, abbia recentemente spostato la sua sede fiscale in Gran bretagna dove l’aliquota per le società è al 32%. Il problema però non è soltanto questo.

Oltre alla diversa tassazione alcuni Stati danno la possibilità alle grandi aziende, che creano ovviamente anche occupazione, di definire attraverso accordi privati anche quali utili sono tassabili dando così origine a una specie di guerra tra i vari governi per accaparrarsi le sedi delle multinazionali.

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L’Irlanda, ma anche il Lussemburgo, sono da tempo i più agguerriti su questo fronte. Ma non sono da meno neanche Inghilterra e Olanda. C’è chi toglie le tasse dai brevetti, chi dai dividendi e chi dai marchi. Il fine per tutti è attirare gli utili delle imprese.

Ora la Ue, per porre fine a questa guerra senza frontiere, sta rivitalizzando alcune proposte già avviate in passato. Del resto una tassazione unica e chiara sarebbe vista con favore anche dalle imprese stesse che nella loro voglia di globalizzazione preferiscono un ambiente con il diritto certo.

La Commissione Ue aveva in programma già da un anno di rilanciare la proposta sull’aliquota unica, ma non aveva incontrato il favore di molti Stati membri. Ora, sull’onda dei casi Apple, Fca, Starbucks e Amazon, Bruxelles ci riprova sperando che stavolta possa incontrare un’accoglienza meno ostile. Anche questa proposta, però, non risolve il problema delle diverse aliquote, perché ogni Stato potrà comunque decidere da solo quanto tassare i profitti delle imprese.

Ma cerca almeno di armonizzare un settore dove oggi regnano differenze molto grandi, che spianano la strada a quella che viene chiamata «pianificazione fiscale aggressiva», attraverso la quale le multinazionali evitano di pagare i profitti nei Paesi dove vengono generati.

Principio che invece Bruxelles vuole ristabilire. La proposta, che arriverà tra poco più di un mese, punta a creare prima una base comune, cioè si deciderà quali profitti tassare. Già questo dovrebbe rendere meno conveniente per le imprese spostare le proprie attività nei diversi Paesi Ue.

Fonte: qui

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