Una Tobin Tax su base europea e una maggiore compartecipazione comunitaria all’Iva raccolta da ogni Paese dell’Ue. Sono queste le proposte che Mario Monti, presidente del gruppo ad alto livello per le risorse proprie istituito dalla Commissione Ue, si appresta a presentare alla fine del mese prossimo. Il commissario Ue per gli Affari economici, Pierre Moscovici, rivela Repubblica, intenderebbe addirittura trasformarle in direttive comunitarie. Per il mercato finanziario italiano potrebbe essere la mazzata finale dopo quella inferta dall’ex presidente del Consiglio tre anni orsono.

L’obiettivo di questo maggiore prelievo a livello europeo sarebbe il finanziamento per 15-20 miliardi di euro del Fondo per le emergenze. Si tratta dello stanziamento che viene destinato a fronteggiare situazioni di crisi come l’arrivo dei migranti nell’Unione oppure i disastri naturali. Attualmente queste risorse sono prelevate in maniera un po’ improvvisata (lo si è sperimentato bene in Italia visto il caos degli sbarchi) all’interno del calderone del budget comunitario che vale 155 miliardi dei quali 19 miliardi provengono dal nostro Paese.

L’obiettivo del Professore sarebbe di chiedere agli Stati di destinare a Bruxelles una quota maggiore del gettito Iva rispetto a quella che attualmente viene girata (dall’1% all’1,25/1,50%), ma soprattutto rendere stabile e definitiva la Tobin Tax, il balzello sulle transazioni finanziarie che proprio Monti istituì tre anni fa nel nostro Paese per compiacere gli euroburocrati (che del suo ossequio si sono ricordati destinandolo all’incarico che ora ricopre).

Anche se la pericolante situazione delle finanze pubbliche italiane non consente margini di manovra (anzi, c’è chi pensa di raddoppiarla nella prossima legge di Bilancio), da qualche mese si era aperto un dibattito tra gli addetti ai lavori sull’opportunità di abolire una tassa che ha un gettito risibile, ma che allontana gli investitori di lungo periodo da Piazza Affari. Una fazione della quale fa parte, a buon diritto, il presidente della Bce Mario Draghi che più volte ha ribadito come l’applicazione della tassa possa rivelarsi dannosa per i mercati favorendo lo shadow banking, ossia le transazioni fuori da ogni controllo.

La Tobin Tax, tra l’altro, si è rivelata un flop clamoroso. Dei 2 miliardi di gettito annuo previsti al momento della sua introduzione si sono ricavati poco meno di 500 milioni all’anno (480 milioni nel 2015, 694 milioni nel biennio 2013-14). In Italia è previsto un prelievo dello 0,1% sulle transazioni effettuata su blue chip in Borsa, aliquota che sale allo 0,2% sui mercati over-the-counter, pesantemente penalizzati dalla nuova imposta. Proprio mentre la Bce pensava alla sua eliminazione visto che sono solo due i principali estimatori (Italia e Francia, mentre altri 5 Paesi la applicano in forme diverse), la Brexit ha tolto di mezzo il grande oppositore aprendo la strada alle velleità montiane.

La Tobin Tax europea sarebbe solo un primo passo verso la «supertassa» comunitaria. Il fisco potrebbe essere la leva per un’unificazione politica: dall’aliquota unica per le aziende estere (dibattito aperto dopo il caso Apple) si potrebbe passare a una quota comunitaria dell’Irpef. Forse un po’ troppo per un’entità politica che, soprattutto in tema di migranti, ha abbandonato Paesi come l’Italia al proprio destino e ora pretenderebbe addirittura di dettar legge in materia di tasse.

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