Le agenzie di rating stanno con Renzi. E tifano per il sì al referendum. Anzi, peggio: minacciano un declassamento dell’Italia in caso di vittoria del No.

L’outlook stabile dell’Italia riflette “i piani del governo di affrontare le sfide strutturali attraverso ulteriori riforme strutturali”, sostiene l’agenzia Moody’s secondo cui, tuttavia, “le prospettive per ulteriori riforme dipenderanno dal risultato del referendum costituzionale in programma a dicembre”.

L’attività economica dell’Italia, secondo Moody’s, “resta bloccata da ostacoli amministrativi e il costo del lavoro è cresciuto più della produttività, schiacciando i margini di profitto e contribuendo ai bassi investimenti”.

Moody’s inoltre prevede che il debito pubblico raggiungerà un picco nel 2016-17 al 133% del Pil, per poi stabilizzarsi prima di iniziare “a scendere lentamente nel 2018″. Un’ulteriore fonte di rischio è rappresentata dal settore creditizio, a causa della grandezza delle banche e dalla debole qualità intrinseca della qualità del credito”.

Secondo Moody’s il rating potrebbe invece migliorare se “aumenteranno le prospettive di crescita dell’economia e se il paese riuscirà a “realizzare con successo le riforme economiche e del lavoro”. Un trend positivo potrebbe anche venire da un miglioramento del rapporto tra debito e Pil.

Pressioni al ribasso sul rating potrebbero al contrario manifestarsi se dovessero “deteriorarsi le prospettive di crescita, soprattutto nel caso in cui dovesse fallire l’implementazione delle riforme strutturali”. Avrebbe conseguenze negative anche un “calo del surplus primario, un deterioramento delle condizioni di finanziamento e la necessità di ricapitalizzare in modo significativo le banche”.

Tempo fa era ci aveva pensato anche Fitch a lanciare l’allarme. “Se ci fosse un voto No, lo vedremmo come uno choc negativo per l’economia e il merito di credito italiano”, aveva dichiarato Fitch aggiungendo che il No fermerebbe “le riforme costituzionali che aiuterebbero a creare un ambiente più stimolante per le riforme economiche”.

Fonte: Qui

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