Direttamente da quella «bocca della verità» che è il Presidente USA Barack Obama: «Credo nell’unicità dell’America con ogni fibra del mio essere».

Tutto il resto sono dettagli: dettagli di morte, quella che rimane il nucleo centrale di questa «unicità», di questa visione del mondo da parte dei militari USA. Il Pentagono si arroga «il potere di lanciare attacchi unilaterali quando siano minacciati in modo diretto gli interessi americani»: si tratta di 8 o 9 nuove guerre che saranno scatenate nell’immediato futuro e delle quali già non si vede la fine. Oltre alla più sorprendete delle ammissioni: il «fulcro» della politica estera americana d’ora in poi sarà contenere l’«aggressione» della Russia e della Cina.

Dunque, inseguire la feccia di Al-Qaeda, come prevedibile, era solo un passatempo da bambini, ora ci si occupa degli «adulti»: l’orso ed il dragone.

Obama, nel sottolineare «la capacità dei terroristi di danneggiarci», rimane prigioniero senza scampo del regime di Dick Cheney, prigioniero della logica della «guerra al terrore», ma ora il modus operandi è ammorbidito. La si potrebbe definire: «La dottrina del facciamoli finire allobitorio, ma in silenzio”». Questa dottrina sarà applicata nel rinnovato appoggio ai combattenti dellopposizione siriana, e nel tenere sotto pressione Giordania, Libano, Turchia ed Iraq.

Leslie Gelb, ex presidente di quella istituzione che è al di sopra dei governi e che risponde al nome di Council on Foreign Relations, suggerisce che l’amministrazione Obama possa aver finalmente compreso che la vera lotta è contro gli jihadisti di Jabhat al-Nusra e dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL), e non contro Bashar Assad. Ma la cosa è tutta da vedere. Nel frattempo, la stessa dottrina è messa in pratica e si realizza a Donetsk, mentre il nuovo regime di Kiev, col totale appoggio degli USA, nega – in perfetto stile-Pentagono– che vi siano stati morti fra i civili durante le operazioni «antiterrorismo». I civili di Donetsk sono in realtà il bersaglio ora “alla moda”, che ha preso il posto dei matrimoni fra Pashtun nelle aree tribali del Pakistan.

La “Coalizione dei Volenterosi”

Obama vuole che il Congresso approvi un nuovo «Fondo per le Alleanze Antiterrorismo» per una cifra di oltre 5 miliardi di dollari, che si tradurrà in un “facciamoli finire allobitorio, ma in silenzio inondato dai soldi dei contribuenti e messo in azione in Yemen, Somalia, Libia, Mali ed in altre non meglio specificate nazioni che saranno devastate dall’AFRICOM.

Obama vuole «mobilitare alleati e partners per prendere iniziative comuni», quasi a voler far risorgere il marchio dell’era del regime di Dick Cheney: «la coalizione dei volenterosi». I «più ampi strumenti di azione» potrebbero includere – e «potrebbero» è il termine appropriato – la diplomazia e lo sviluppo, ma in realtà il tutto si potrebbe ridurre alle sole «sanzioni ed all’isolamento» come per Iran, Siria ed ora Russia.

Inoltre saranno fatti «richiami alle leggi internazionali e se giusta, necessaria ed efficace, ad unazione militare multilaterale». Traduzione: le leggi internazionali saranno aggirate come nel caso delle dichiarazioni di «responsibilità a proteggere» (R2P), che servono solo ad imbrogliare; se poi tutto fallisce, è pronta ad essere messa in campo una guerra «giusta» in prefetto stile coalizione dei volonterosi. E l’intero pianeta dovrebbe accettare supinamente quanto sopra perché, dopotutto, questa amministrazione «sarà trasparente sia sulle ragioni delle nostre azioni che sul come saranno portate avanti, che si tratti di attacchi con i droni o di addestramento dei nostri partners».

Naturalmente nessuno si dimentichi che «gli USA dovrebbero dare lesempio» e non preoccuparsi se non del «diffondere pace e prosperità nel mondo». Dunque, state tutti zitti e non rompete le scatole né sullo scandalo tenuto segreto dei droni CIA in Pakistan né sui «danni collaterali» a Donetsk.

Panico al Bilderberg

Proprio dopo che Obama ha fatto questo discorso bizantino, riciclato, incentrato su sé stesso e guidato dal Pentagono, i Signori dell’Universo si ritrovano al Marriott di Copenhagen per la loro riunione annuale Bilderberg, ancora di fatto riunione segreta. Il Bilderberg sostanzialmente è Atlantismo in atto all’ennesima potenza. Ecco alcune note preliminari.

Nella gustosa lista degli ospiti del Bilderberg troviamo da Breedlove, Lagarde e Rasmussen (NATO) a Petraeus, Kissinger e Zoellick, il Gotha del sistema bancario occidentale, i soliti uomini dei media – dal The Economist al Financial Times – Eric Schmidt ‘da’ Google, Richard Perle – Principe delle tenebre – ed anche, cosa abbastanza intrigante, per la prima volta un’importante funzionario cinese che occupa un posto chiave. Si tratta di Liu He: direttore della National Development and Reform Commission e vera eminenza grigia dietro alla complessa rete di comitati e di politici di Beijing, incaricato di realizzare ambiziose ed importanti riforme economiche. Dunque è stato invitato al Bilderberg per «sedurlo» o è la Cina che si è data da fare per infiltrarlo?

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Comunque sia, i «Signori dell’universo» sono spaventati. I due temi principali da discutere a Copenhagen vedono entrambi al centro il Presidente russo Vladimir Putin e sono: lo scontro Russia-NATO in Ucraina e l’impegno dei BRICS perché si crei un ordine mondiale multipolare.

La riunione Bilderberg cade giusto dopo il forum di San Pietroburgo, che ha rafforzato l’alleanza Cino-russa, e dopo l’avvio ad Astana della Eurasian Economic Union. Questa marcia inevitabile verso un sistema multipolare porta con sé il progressivo aggiramento del dollaro USA e di conseguenza indebolisce l’asse NATO/Atlantisti. La lista degli ospiti Bilderberg è principalmente una “NATO affair”.


(Da sinistra a destra): il Presidente russo Vladimir Putin, il Presidente Nursultan Nazarbayev del Kazakhstan ed il Presidente bielorusso Alexander Lukashenko si incontrano con il pubblico dopo una riunione del Supreme Eurasian Economic Council ad Astana


Perciò, immaginatevi una serie di incontri nei quali si discute, per esempio, di come la Bank of China e la VTB – la seconda banca russa – regolino tutti gli scambi in yuan o rubli ed abbiano creato un comitato per gli investimenti bilaterali. Per non parlare poi dei BRICS e del Movimento delle 115-nazioni-Non-Allineate (NAM), che stanno mettendo a punto delle collaborazioni strategiche che includono scambi commerciali importantissimi, regolati nelle proprie valute e non in dollari USA.

Infine abbiamo la rivolta di massa anti-Unione Europea, cristallizzatasi domenica scorsa nelle elezioni europee che, pur avendo diverse sfumature, è una rivolta contro i fautori di un unico ordine mondiale ed infatti minaccia uno dei nuovi punti chiave del Bilderberg: l’avvento di una nuova colossale area di libero scambio commerciale UE-USA, la cui natura è ben deducibile dalla segretezza con la quale è «negoziata» – la suddetta Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) – che vede un’amplissima opposizione da parte del cittadino medio europeo.

Non è un caso che il negoziatore chiave – sia per la TTIP che per la Trans-Pacific Partnership (TPP) e che cerca di sminuire il ruolo della Cina in Asia – sia Michael Froman, «unicista» di fiducia di Wall Street e dell’amministrazione Obama, della quale è Trade Representative.

Nel frattempo, a Shangri-La…

Fu Ying

  Fu Ying

Ed infine ci sono gli imminenti Colloqui dell’Hotel Shangri-La in Singapore, da me descritti lo scorso anno come la riunione delle «stelle hollywoodiane» dell’esercito, radunate in un salone alla «Star Wars» (di fatto un salone da ballo dell’Hotel Shangri-La). Si tratta di «fautori di un unico ordine mondiale» marinati in salsa piccante asiatica. I Cinesi hanno inviato la formidabile Fu Ying, anche nota come «Lady di ferro», attuale presidentessa del Comitato per gli Affari Esteri del Congresso Nazionale del Popolo. Si tratta di una formidabile negoziatrice del tipo «non si fanno prigionieri», e sarà affascinante vederla scontrarsi direttamente con l’ospite d’onore di quest’anno al Shangri-La, ovvero il Primo Ministro giapponese, e protetto USA, Shinzo Abe.

Traduzione: sia a Copenhagen che a Singapore, Beijing ha un posto ai tavoli privilegiati degli attuali fautori di un «unico ordine mondiale» dove mira fiduciosa non solo a godersi il banchetto, ma a minarlo, piano piano, dall’interno. La folla dei fautori dell’unico ordine mondiale è sufficientemente intelligente da riconoscere che il progredire dell’alleanza russo-cinese e la spinta verso un ordine mondiale “alternativo” stanno lentamente dissolvendo il loro vecchio sogno del “loro” unico ordine mondiale. Non c’è da sorprendersi che siano spaventati.

Pepe Escobar, corrispondente per Asia Times/Hong Kong ed analista per RT e TomDispatch

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla

Fonte >  RT

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